Come il primo giorno – Phakding (2610m), Giorno 15

Tre escursionisti camminano su un sentiero sterrato circondato da montagne e pini, Nepal.
3–4 minuti

Giorno 15 – Phakding (2610m) 06.04.23

Oggi abbiamo affrontato la discesa che da Namche ci ha riportato a Phakding, dove tutto è cominciato. È stata come una lunga scampagnata domenicale: ci siamo messi in marcia intorno alle 8 di mattina e siamo giunti con tutta calma a destinazione intorno alle 3 del pomeriggio.

entiero di montagna costeggiato da pini e rododendri in fiore lungo il fiume lattiginoso, Nepal.

Certo, oggi (e domani) sono letteralmente scenari già visti. Ma con occhi diversi. Già da inizio mattina si sentiva che qualcosa in queste settimane è cambiato. Frotte, veramente frotte di turisti si affaticavano a risalire la collina che conduce a Namche. Se la processione per il campo base pochi giorni prima somigliava ad un pellegrinaggio, la folla di oggi aveva più il sapore fastidioso della frenesia di inizio saldi. Troppe persone, una caciara disordinata che non rispetta il luogo incredibile in cui ci troviamo. Almeno, così è sembrato ai miei occhi misantropi. 

Muli carichi attraversano un ponte sospeso decorato con bandiere di preghiera colorate.

La valle rimane sempre spettacolare, con il fiume lattescente, i ponti, i rododendri in fiore che a queste altitudini hanno sostituito gli stupa (in effetti non si vedono quasi più). Le montagne innevate che ci facevano penare e stupire fino a pochi giorni prima, ora si fanno progressivamente più lontane e qui a Phakding sono del tutto celate alla vista. Gli yak parimenti si mantengono ad altitudini più elevate; oggi abbiamo incrociato qualche simil-yak e tantissimi somari tutti pelle e ossa con pesanti carichi montati sulla sellatura. Abbiamo incontrato anche alcune capre, tutte curiosamente munite di museruola.

Ho le ginocchia a pezzi: con la civiltà tornano le “strade”, quell’incubo di pietra accostata che sono sicura spezzi le gambe tanto agli uomini quanto agli animali. Per non parlare dei poveri manutentori stradali, costretti a spaccare le pietre a mano per poi farle rotolare e  impilarle e incastrarle sempre con l’ausilio delle sole proprie forze. Immagino che questi enormi ciottoli serviranno per quando piove: anche se le pietre sono talmente lisce e levigate che a momenti ci si scivola sopra anche col bel tempo.

Simil-yak carichi di sacchi percorrono le strade lastricate di un villaggio nepalese.

Abbiamo percorso passo per passo ogni tappa dell’andata, incluso il posticino dove ci eravamo fermati a pranzo e dove avevo provato per la prima volta l’hashbrown: oggi abbiamo ordinato il dal bhat, il piatto nepalese per eccellenza. Gakul e Stambecco lo prendono praticamente tutti i giorni. Al riso bianco si accompagna la zuppa di lenticchie (dal), eventualmente un po’ di carne stufata, intingoli e verdurine, oltre all’immancabile sfoglia di farina di lenticchie chiamato papad (verso cui nutro sentimenti contrastanti: mi attira con la consistenza da pane carasau, e poi mi svela l’inganno del suo sapore una volta addentato). (si, se risulta familiare è perché ne avevo già accennato nel giorno O – Per le strade di Kathmandu)

Piatto tradizionale di dal bhat servito all’aperto durante il trekking in Nepal.

Rispetto a quando siamo passati qualche settimana fa ora è più caldo e abbiamo potuto godere dell’aria aperta e della vista sul ruscello sottostante. Sembrava estate, sembrava una gita fuoriporta: abbiamo riso, ci siamo messi a giocare, abbiamo fatto merenda con dei giganteschi samosa nepalesi, che non hanno nulla a che vedere con quei minuscoli triangolini di pasta sfoglia a cui sono abituata in Italia: questi erano grandi quanto arancini. 

Stasera siamo tornati all’albergo della zia di Stambecco, dormiamo addirittura nella stessa camera della prima sera. E abbiamo ordinato gli stessi spettacolari dolci dell’altra volta, le mele fritte col miele. 

Un’altra cosa che è tornata nelle nostre vite, in modo prepotente, è la linea telefonica. Già ieri a Namche ci siamo riconnessi a internet e al mondo esterno. Non so che dire a riguardo. Mi dà fastidio. Mi è tornata l’ansia di controllare il telefonino, questo aggeggio malefico che mi ritrovo tra le mani anche quando non sto scattando fotografie. Detesto il modo prepotente in cui il mondo reale si è intrufolato nella mia vita, non appena ha avuto uno spiraglio per rientrare. Che poi, reale: quello che tocco, sento, respiro è reale. Quello lo schermo del telefono mi riporta è solo qualcosa che si trova a migliaia di km da qui: tutti quelli che ho ritenuto necessari mettere tra me e quella maledetta realtà che lascio ugualmente bussare alla porta.

Dettaglio di fiori di rododendro rosa con sfondo di rami fioriti sfocati.

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3 risposte a “Come il primo giorno – Phakding (2610m), Giorno 15”

  1. sempre bello !!!!!!

  2. Diciamo forse meno energia del solito nel raccontare, magari sei stanca e le tue parole ti seguono……rimane comunque il fascino di chi incontri e dei posti incredibili che scopri.

    1. ..come i migliori prodotti artigianali, ognuno è diverso dall’altro 🙂 scherzi a parte, mi dispiace che questo articolo sia uscito con un po’ meno “verve” dei precedenti..mi impegnerò per rendere il prossimo più coinvolgente 🙂

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