Fa caldo, nel tendalino sotto al sole. È primo pomeriggio, e io sto vivendo una scena già vista – il giorno prima. L’autista che accosta la jeep ai margini della boscaglia. La guida (lo stesso ragazzo di ieri, combinazione!) che sale sul tetto. Noi quattro in silenzio, perplessi ma in allerta. Parliamo a voce bassa, il meno possibile. Il minimo rumore potrebbe fargli cambiare idea, potrebbe farlo sparire. Del resto di spazio dove andare ne ha tanto.
Il sole, piano piano, cala sulla savana. Si può chiamare così, anche se non siamo in Africa? E un giaguaro, si può avvistare in una savana che non si trova nemmeno in Africa? L’ho sempre immaginato ben nascosto nel fitto della selva: in Sudamerica sì, ma al riparo nelle ombre della foresta amazzonica. Non qui in piena prateria. Eppure il più possente dei felini è il grande protagonista di questa Riserva, l’inquilino più ricercato. Quello più schivo e più esigente: serve un corso d’acqua, servono animali, serve silenzio e immagino che serva anche aria libera dal nostro odore (cosa difficile, dal momento che ci siamo fermati sopravento).

È pieno pomeriggio, e vorrei saltare giù dal veicolo. Ci deve essere una pozza d’acqua poco più in là, ibis scarlatti arrivano uno dietro l’altro e spariscono dietro un montarozzo che potrei superare senza difficoltà. Sarebbero abbastanza vicini da poter scattare dei bellissimi primi piani. Fremo, ma sto ferma: non voglio disturbare la caccia fotografica dei miei compagni, in questa lunghissima attesa immobile. Ma lui (o lei?) non si fa vedere: sul calar della notte, siamo costretti a tornare indietro. Passiamo accanto alla jeep con il documentarista della BBC, che sta facendo atterrare per l’ennesima volta il drone di ricognizione. Glielo abbiamo visto fare stamattina, all’alba. Ora è il tramonto, e l’unica cosa che è cambiata è la posizione del sole. I safari sono così, non decidi cosa vedi. Non è tutto a comando. Che ne sapevo che da lì a poche ore, nel pieno della notte, avrei incontrato un ocelot. Non il più grande felino, ma il più piccolo della Riserva: e se possibile, ancora più sfuggente. E no, non sarebbe stato l’incontro più sorprendente fatto a Hato La Aurora, Casanare, Colombia.

Indice
DOVE si trovano gli Llanos
La Colombia è un Paese vasto e affascinante, con una biodiversità unica. Si contano sei vaste macro-regioni naturali:
- regione Pacifica: ad ovest, lambita dall’Oceano Pacifico;
- regione Caraibica: a nord, che si affaccia sul Mar dei Caraibi;
- regione Andina: al centro, con la Cordigliera delle Ande che si divide in tre branche longitudinali;
- regione Amazzonica: nel cuore del Paese, verso l’interno;
- regione dell’Orinoquía, o degli Llanos Orientales: corrisponde al bacino del fiume Orinoco. Si tratta di vaste praterie alluvionali, che a seconda della stagione somigliano a grandi laghi o grandi savane;
- regione Insulare: comprende le isole colombiane, incluse quelle di San Andrés e Providencia.

Lascio anche il link alla pagina di Wikipedia, casomai si volesse approfondire l’argomento.
Gli Llanos Orientales sono una regione che comprende diversi dipartimenti (i dipartimenti sono l’equivalente su vastissima scala delle nostre regioni): Arauca, Vichada, Meta e Casanare sono le più importanti. Il capoluogo (se posso chiamarlo così) di Casanare è Yopal. Nella parte più orientale del dipartimento si trova la riserva Hato La Aurora, la più grande riserva privata della Colombia e la protagonista di questo articolo.
Ci sono arrivata un po’ per gradi, non me ne vogliate: ma capire dove diavolo si trovasse di preciso la nostra destinazione è stato molto più complicato che localizzare Nuquí, nel Chocó (qui il racconto). Ho comprato tre guide della Colombia, le più autorevoli (e in effetti le uniche) in circolazione: la più approfondita dedica circa una pagina e mezza all’intera regione (un trafiletto di poche righe su Hato La Aurora), per le altre due la regione dell’Orinoquía probabilmente neanche esiste, dal momento che non la nominano. Questo è quanto poco è conosciuta questa zona all’estero. Un minimo di riferimento geografico mi sembrava doveroso, non fosse che per plagiare il mio ego per aver capito dove mi trovavo mentre ero in visita.
COME raggiungere Hato La Aurora
Chissà perché ero convinta che Yopal fosse alla stregua di Nuquí, se non peggio. Non è così: il capoluogo del Casanare è una città a tutti gli effetti, le strade sono asfaltate, trafficate, regolate da semafori. Ci accoglie con la pioggia, e una maratona in corso. Il volo da Bogotà è durato meno di un’ora, a bordo di un aereo normalissimo (non come quello sgangherato di pochi giorni prima, che da Cali ci ha condotto a Nuquí).
Da qui si prosegue in auto: un pick-up inviato direttamente dalla struttura ricettiva, è venuto a raccattare noi e una coppia di anziani svedesi. Scambiamo un’occhiata titubante: probabilmente per una delle due coppie questo non è il viaggio adatto, temiamo. Alla fine si vedrà che no, ce n’è per tutti: ognuno secondo le sue possibilità e interessi, questa riserva è in grado di accontentare e far divertire tutti quelli che la visitano. Siano giovani, vecchi o famiglie con bambini. Basta stare attenti ai temibili garrapatas – ma ci arrivo tra un momento.
La strada per raggiungere la riserva Hato La Aurora è lunga, quasi 4h in auto. La gran parte del tragitto è su strada perfettamente asfaltata, presidiata da tantissima polizia. Chiediamo come mai, se ci sono problemi di guerriglia anche qui. “No” è la risposta del conducente “ma di recente si sono accorti che passava tantissima droga da qui, e così hanno cominciato a presidiare la zona”. I poliziotti con il mitra nascosti dietro fortini improvvisati però non sono una vista molto rassicurante.
Il viaggio prosegue senza intoppi fino a raggiungere una sterrata poso impegnativa (non dopo il tragitto nella Colombia del sud, almeno: qui il racconto del viaggio on-the-road). A bordo strada ci sono uccelli e capi di bestiame, prati secchi e fattorie punteggiano il panorama. Alla fine arriviamo a destinazione: Hato La Aurora è l’unica sistemazione all’interno della riserva omonima, e c’è tutto quello di cui si ha bisogno: una sala comune col ristorante, le camere da letto e i bagni. Manca l’acqua calda, la linea internet e il wifi: si è costretti a vivere solo nel presente e fare docce veloci.

CHI sono i llaneros
Cerco di confondermi dietro a un lungo tavolo, mentre riprendo la scena. Giorgio è stato invitato in pista dalla più adorabile ballerina, ma io preferisco restare in disparte. Il ritmo però, devo ammetterlo, è travolgente. Stasera è dedicata al joropo llanero, la danza tradizionale di questa regione. Accompagnati dal cuatro (un tipo di chitarra), i piccoli ballerini si sono esibiti poco fa con maestria sorprendente: lei con la lunga gonna a balze, lui con il tradizionale vestito liquiliqui. Adesso hanno tirato tutti in ballo – tutti tranne me, spero.
La popolazione llanera è comune a questa parte della Colombia e al confinante Venezuela: sono gli oriundi che tradizionalmente si dedicano alla cura del bestiame, un’occupazione che risale all’epoca coloniale. Sono abili cavalieri e si possono paragonare ai gauchos argentini o ai cowboy statunitensi (o ai butteri della Maremma, per restare più vicini). Oltre alla danza, anche il canto ha una sua importante rilevanza: i canti di lavoro Llanero sono stati inclusi nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO nel 2017. Legati all’allevamento del bestiame e alla vita quotidiana, vengono trasmessi oralmente ai bambini fin dalla prima infanzia.

QUANDO andare nei Llanos
Il momento migliore per visitare le savane è durante il verano, da dicembre a marzo: la stagione secca costringe gli animali a radunarsi intorno alle pozze d’acqua rimaste. Il resto dell’anno le pianure si allagano, anche se non è impossibile venire per una visita: ci hanno spiegato che la struttura usa dei trattori per consentire di avventurarsi ugualmente nella Riserva. Sicuramente non un tipo di visita adatta a tutti, ma pare che tra i birdwatcher locali sia abbastanza in voga.
QUANTO rimanere (itinerario di 4 giorni)
| Giorno | Attività |
| 1 | Arrivo per pranzo – Passeggiata nella selva al tramonto |
| 2 | Safari in jeep (8-18) – Serata llanera |
| 3 | Safari all’alba + nel pomeriggio – Camminata notturna |
| 4 | Escursione in barca sul fiume – Partenza |

In generale penso che quattro giorni possano considerarsi un tempo adeguato da trascorrere qui: non si ha la sensazione di essere rimasti troppo, né troppo poco. È molto popolare anche fare un giro a cavallo, ma abbiamo deciso di non includerlo nel piano per dedicare più tempo al safari. A me è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto e visto, dopo ogni uscita sono tornata con un gran sorriso sulle labbra per qualcosa che avevamo incontrato. Andare in cerca di giaguari è stato più impegnativo, spero di aver reso l’idea con la parte introduttiva: averlo visto avrebbe cancellato il ricordo dell’attesa paziente, ma siccome non è successo ( e ci mancherebbe: fare un safari non è andare allo zoo) la memoria è ben viva.
NELLO ZAINO
Cercherò di essere breve, ma una tabella con quello che avevo dietro la inserisco lo stesso. Sono fissata con il forse obsoleto “cosa avere in valigia”? Sicuramente sì, amen. Comincio dal clima: fa caldo ed è relativamente umido, ma molto meno rispetto al Chocò. Per quanto riguarda gli indumenti, tutti gli abiti che avevo con me erano di colori neutri, come sabbia, verde e marrone. Mai dimenticare tre oggetti: repellente per insetti, protezione solare e una torcia.
| COSA | NOTE |
| 3 magliette neutre | sabbia, verde, marrone |
| Camicia leggera a maniche lunghe | protezione da sole e insetti |
| Pantaloni leggeri stretti alle caviglie | per evitare le zecche |
| Calzini alti | |
| Cappello | |
| Repellente – Protezione solare – Torcia | |
| Gonna lunga | Per i momenti di relax |
COSA vedere: gli animali dei Llanos orientali, la mia top 5
Garrapatas. Prima di parlare degli animali più sorprendenti, un piccolo accenno a questi piccoli insettini rossi mi sembra d’obbligo. Si tratta di zecche, minuscole zecche che amano i cavalli e la foresta in genere. Quando abbiamo rincorso il formichiere nella selva, con i miei maledetti pantaloni lunghi e larghi praticamente sono andata a pesca a strascico di zecche. Ne avrò avute almeno una trentina addosso: è importante tenerle ben strette tra le dita quando si tolgono e poi aprire la mano in acqua – altrimenti hanno la deplorevole abitudine di saltarti addosso. Non importa con quanta forza stringi, il loro esoscheletro le protegge. In realtà non so neanche perché scrivo queste cose, ma nel dubbio scrivo.
Galleria fotografica
Info pratiche per visitare Hato La Aurora
- Dove: Riserva Hato La Aurora, Casanare – Llanos Orientales, Colombia
- Come arrivare: volo Bogotá–Yopal (1h) + 4h in auto su strada asfaltata e sterrata
- Quando andare: da dicembre a marzo (stagione secca)
- Alloggio: disponibile all’interno della riserva, sistemazione semplice ma completa
- Attività: safari in jeep, passeggiate diurne e notturne, escursioni in barca, osservazione fauna
- Durata consigliata: 4 giorni






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