In questo articolo cercherò di riassumere un itinerario in auto in Colombia di 9 giorni, ripercorrendo la mia esperienza nel sud del paese: i contrattempi e le difficoltà hanno caratterizzato tutto il tragitto, che tuttavia è molto affascinante e assolutamente fuori dai circuiti turistici classici (e dalle principali guide, se è per quello: reperire informazioni dettagliate è stato davvero complicato).

Cosa aspettarsi.
Civiltà perdute, condor andini, terme tra montagne nebbiose e deserti in un tragitto poco battuto dal turismo.
Chi
Coppia
Quanto
9 giorni
Quando
Febbraio
Come
Auto
È una cultura di cui non conosciamo il nome, ma è tra le più antiche del SudAmerica: sono esistiti dal 3300 a.C. al 900 d.C, non hanno mai incontrato gli spagnoli e non sappiamo cosa gli sia successo: in compenso hanno lasciato testimonianze in pietra in quella che è la più grande necropoli del Sudamerica (e patrimonio UNESCO)
Colombia, parlando del sito archeologico di San Augustin
Tanto per cominciare, dove ci troviamo. La Colombia si compone di molti dipartimenti, noi abbiamo attraversato in auto le zone tra Cauca e Huila nel sud del Paese. Guidare è stata un’esperienza travolgente, sia in positivo che in negativo: ho analizzato meglio la questione in un articolo a parte.
La zona. Il dipartimento del Cauca si trova a sud della città di Cali, la città principale è Popayán. Le Ande, e in particolare il Parco Nazionale di Puracé, sono la barriera naturale con il dipartimento di Huila con cui confina: qui la città di riferimento è Neiva. Un’area geograficamente non troppo estesa comprende ambienti e attrattive completamente diverse tra di loro: dalla città bianca di Popayan, al parco di Purace dove i condor andini volano tra vulcani attivi, a sorgenti termali, a zone archeologiche di civiltà perdute come a San Augustín e Tierradentro, finendo in quello che impropriamente viene definito Deserto di Tatacoa. Di seguito una breve relazione sul itinerario che abbiamo seguito.
Itinerario e principali punti di interesse (clicca per andare direttamente alla parte che ti interessa):
- Giorno 1: arrivo, Cali -> Popayán
- Giorno 2: Popayán -> San Augustín. PDI: Alto de Los Idolos e Alto de Piedra.
- Giorno 3: San Augustín -> Gigante. PDI: Estrecho de la Magdalena, Finca de caffè.
- Giorno 4: Gigante -> Villavieja. PDI: Mano del Gigante, Deserto del Tatacoa (deserto Rojo).
- Giorno 5: Villavieja -> La Plata. PDI: Deserto del Tatacoa (deserto gris).
- Giorno 6: La Plata -> Puracé (il villaggio nel parco omonimo).
- Giorno 7: Puracé -> Popayán. PDI: Parco del Puracé.
- Giorno 8: Popayán -> Cali. PDI: Tierradentro.
- Giorno 9: partenza, Cali -> Nuqui (Chocò)
Di seguito vado a ripercorrere questo itinerario in auto di 9 giorni in Colombia più nel dettaglio, tra le attrattive da visitare lungo la strada e le disavventure che capitano quando ci si spinge in zone su cui non è stato facile trovare informazioni.
Giorno 1: da Cali a Popayan
Arrivo a Cali, con noleggio dell’auto e arrivo la sera nei pressi di Popayán: si impiegano circa 3h.
Giorno 2: Popayán -> San Augustín. PDI: Alto de Los Idolos e Alto de Piedra.
Il tragitto in auto
Popayán si trova nei pressi nel Parque del Puracé: questo parco bellissimo offre molte e diverse possibilità di visita, ma cominciamo con il primo buco nell’acqua (primo di una lunga serie): ci sono due strade che attraversano il Parco, ma le escursioni al vulcano o ai condor si possono effettuare solamente inserendo come destinazione il piccolo pueblo di Puracé (all’interno dell’omonimo parco: alla fine il parco lo abbiamo visitato in un modo davvero unico, vi rimando all’articolo a riguardo). L’altra strada attraversa il parco senza consentire di scendere per fare passeggiate: è una lunga sterrata che collega Popayán a Isnos, dove si può solamente guidare. Per errore, abbiamo imboccato questa strada.
Punti di interesse nei pressi di San Augustín
A breve distanza in auto da Isnos si trovano due siti archeologici: Alto de los Ídolos e Alto de las Piedras. Il biglietto di ingresso è unico, vale due giorni e copre entrambe i siti + il parco di San Augustín. Superato Alto de los Idolos si può proseguire fino alla cascata di Salto de Bordones, che però è stato il secondo buco nell’acqua: i lavori in corso per tutta la strada hanno prolungato il tempo di arrivo fino a costringerci a tornare indietro prima di raggiungere la cascata.
Arriviamo così a San Augustín, una cittadina un po’ polverosa ma dotata di fascino. Nei pressi si trova un’altra cascata, Cascada del Cinco: la strada per raggiungerla è piuttosto impegnativa e il sentiero che conduce alla cascata poco praticabile, per cui la visita si è rivelata in effetti il terzo buco nell’acqua. Ho deciso ugualmente di nominare queste due deviazioni perché penso possano meritare una visita (ammesso di avere più fortuna e riuscire ad arrivarci).



Giorno 3: San Augustín -> Gigante. PDI: Estrecho de la Magdalena, Finca de caffè.
Parque arqueológico de San Agustín
Visita al sito archeologico di San Augustín. Siamo andati all’apertura, alle 8 di mattina e ci ha accompagnato Colombia (si, è proprio il suo nome!). Una guida brava, gentile e preparatissima che ha portato la visita a tutt’altro livello: da soli avremmo solo girato tra un mucchio di statue. Abbiamo pagato Colombia l’equivalente di circa 30€, e davvero erano soldi che non potevano essere spesi meglio. La visita si è conclusa dopo circa 3:30h in un museo ben fatto che ripercorre la storia e le conoscenze attuali sul sito.
Altri siti di interesse nella zona di San Augustín
Il buco nell’acqua di oggi è stata una visita a cui tenevo molto: La Pelota, l’unico punto in cui poter ammirare le statue del popolo misterioso di San Augustin ancora ricoperte dei colori originali. Purtroppo tutte le strade che abbiamo provato a percorrere si concludevano in discese sterrate davvero troppo impegnative per la nostra macchina.
Altri due siti archeologici da visitare qui sono El Purutal (che si trova a poca distanza da La Pelota) e La Chaquira: si raggiunge con una strada ancora più accidentata e una ripida discesa a piedi, per poi essere ripagati dalla vista sul Rio Magdalena e su antichi petroglifi. Almeno così ho letto e ci hanno detto, perché non ci siamo andati. A proposito di altri luoghi di interesse nella zona: qui si trova il link alla pagina di informazioni turistiche di San Augustín (in spagnolo).
La strada invece prosegue in modo abbastanza agevole fino all’Estrecho del Rio Magdalena, un punto in cui il fiume più lungo della Colombia si incanala tra formazioni rocciose. Non è brutto, ma non mi ha emozionato molto.
Quello che invece mi è piaciuto moltissimo è stata la visita a Kutanga, dove il signor Gumer lavora il caffè in modo tradizionale, come facevano un tempo i suoi nonni. Ma non si limita al caffè: durante il giro accompagna per il suo incredibile giardino, dove si trovano piante e frutti di ogni tipo, di cui lui è ben felice di spiegare le proprietà e far assaggiare il sapore. La visita è durata circa un paio d’ore ed è stata molto, molto istruttiva.
Intorno alle 15 abbiamo lasciato San Augustin per dirigerci a nord: dopo una cenetta nello zocalo di La Jagua, un pueblito famoso per le streghe, abbiamo finalmente raggiunto Gigante.






Giorno 4: Gigante -> Villavieja. PDI: Mano del Gigante, Deserto del Tatacoa (deserto Rojo).
Gigante
Gigante si trova a metà strada tra San Augustin e la destinazione finale, ovvero Neiva con il deserto del Tatacoa. La sistemazione che abbiamo trovato per la sera, una bella posada immersa in un coloratissimo giardino, è a breve distanza da un’attrazione locale: la mano del Gigante.
Pensando che fosse solo una veloce fermata a dieci minuti di distanza ci siamo incamminati in auto: in realtà la strada per arrivare a destinazione non è molto breve e una volta arrivati si giunge a una stranissima attrattiva locale. Incuriositi, abbiamo lasciato l’auto (a pagamento) e ci siamo incamminati su un monte immerso nella foresta: in cima, avvolto dalle nuvole, si trovano una serie di strutture coloratissime in legno. Tra queste c’è anche questa “mano del Gigante”, un bar, uno scivolo colorato e altre strutture bizzarre. Il luogo risulta un po’ pacchiano, ma è stata un’esperienza a dir poco curiosa. Consiglierei di andarci appositamente? No, ma nel complesso sono davvero felice di esserci capitata per caso. Quelle piccole contraddizioni che fanno parte del viaggio.



Il deserto di Tatacoa (deserto rojo)
Da lì abbiamo raggiunto Neiva e infine il paese di Villavieja, alle porte del deserto di Tatacoa. Siamo riusciti a fare una visita di circa 1h (e 50mila COP) al deserto Rojo, accompagnati da Guillermo. La sera deve essere molto affascinante la visita a uno dei tre osservatori per ammirare il cielo notturno: almeno credo, quando siamo arrivati noi il cielo era nero come la pece, con fulmini in lontananza in una situazione che chiaramente precludeva la vista di qualsiasi stella.

Giorno 5: Villavieja -> La Plata. PDI: Deserto del Tatacoa
Deserto di Tatacoa (deserto gris)
Il deserto del Tatacoa non è un deserto, è una foresta tropicale molto secca. Si visitano due parti: il deserto Rojo (più piccolo) e il deserto Gris. L’incontro con Guillermo era fissato per le 7:40 di mattina, ma è stato ritardato per un imprevisto: abbiamo forato, quindi ci siamo ritrovati a cambiare la rueda pinchada (ruota forata) con la rueda de repuesto (il ruotino). Il giro della parte grigia è durato circa 4h e ci ha accompagnato un autista che ha chiamato Guillermo (tanto più che la strada è sterrata, anche se non in pessime condizioni).
Per prima cosa abbiamo visitato un recorrido tra canyon, poi la zona dello Xilolpalos (dove si trovano tronchi di alberi pietrificati) e infine la zona di Los Hojos (tra calanchi che ricordano la Cappadocia: qui la zona viene chiamata valle dei fantasmi). Alla partenza del recorrido c’è una piscina a pagamento in cui arriva acqua proveniente dal sottosuolo del Tatacoa. Il giro è costato 150mila COP da dare a Guillermo, che è una bravissima guida trovata sul posto: non serve prenotare in anticipo. Il deserto è davvero molto caldo, occorre portare vestiti lunghi e traspiranti, un cappello, protezione solare e acqua (tra un sentiero e l’altro si comprano altre bottiglie, perché una sola a testa davvero non basta).
In auto da Neiva a La Plata
Abbiamo finito il giro intorno a ora di pranzo: il pomeriggio è trascorso raggiungendo la città di Neiva, dove un montallantas ha provveduto a riparare il pneumatico (l’intervento non è coperto neanche dall’assicurazione completa, tanto è frequente questo tipo di problematica). Infine la strada ci ha condotti a La Plata, una cittadina sorprendentemente viva che si trova ai piedi delle Ande. Da qui parte una strada che attraversa la Cordillera e raggiunge Popayán.




Giorno 6: La Plata -> Purace (il villaggio nel parco omonimo).
L’idea era di arrivare a Popayán la sera, dopo una visita lungo la strada al parco archeologico di Tierradentro. L’idea si è rivelata un ennesimo buco nell’acqua, perché la bruttissima condizione della strada unita alla pioggia hanno reso il tragitto da La Plata a Inza davvero difficile: prendere il bivio per Tierradentro ci è sembrata una deviazione eccessiva. C’è da dire che poco dopo Inza la situazione migliora e la strada per Popayan diventa sempre più praticabile, soprattutto dopo la cittadina di Totorò.
Il tragitto così ha proseguito fino ad arrivare al pueblo di Puracé: essendo le 3 del pomeriggio era tardi per qualsiasi visita, ma abbiamo proseguito fino a una posada nel cuore del parco. Un luogo delizioso e spartano dove si possono fare brevi (e meno brevi) passeggiate e in cui sono presenti delle vasche termali per riposarsi e riscaldarsi un po’. La notte qui fa davvero freddo (e umido).

Giorno 7: Purace -> Popayan. PDI: Parco del Puracé
Parque Nacional Natural Puracé
Il Parco di Puracé offre molte possibilità di visita, e oltre all’ingresso al parco bisogna pagare una guida locale della tribù Coconuco che accompagni durante la visita. L’escursione più gettonata è la scalata al vulcano Puracé, che tra l’altro quando siamo andati noi era vietata per attività vulcanica. Ad ogni modo noi eravamo molto più interessati ad un’altra escursione: quella per vedere i condor andini.
In Colombia è uno dei pochi posti in cui si ha occasione di vederli, anche se lo spettacolo non è assicurato: dipende dal tempo, con il freddo e la pioggia non si fanno vedere. Altrimenti vengono attirati dal cibo che le guide offrono loro, attività necessaria perché sebbene reintrodotti in natura in questo territorio non si trova abbastanza cibo per sfamarli e occorre “un aiuto”. Parte del costo del biglietto serve a coprire il rifornimento del cibo da dare ai condor. La visita però non si conclude così, e oltre a un paio di veloci soste lungo la via, è molto gradevole la passeggiata alle Terme di San Juan. Non ci si può fare il bagno qui, ma il panorama tra fiumi azzurrini e pozze ribollenti è affascinante. Finita la visita si torna a Popayán, a circa un’ora e mezza di distanza.




Giorno 8/9: Popayan -> Cali, e rientro. PDI: Tierradentro.
Tierradentro
Popayán è una città bianca, colorata così per le proprietà disinfettanti della calce (almeno, così si credeva quando l’hanno dipinta). È possibile fare visite guidate per il centro della città, ma questa giornata per noi è trascorsa diversamente: alle 5 di mattina è passato a prenderci Leuterio, che ci ha accompagnati in auto al parco di Tierradentro. Una visita organizzata e quindi costosa, ma questo importante parco archeologico dedicato ad ipogei risalenti al 600-900 d.C. valeva la pena di essere visitato. La visita normalmente si conclude intorno alle 6pm a Popayán.
In auto da Popayan a Cali
La giornata si è conclusa dopo 3h in auto a Cali: abbiamo alloggiato nella zona di San Antonio, e la mattina dopo abbiamo raggiunto l’aeroporto. Se avessimo avuto una gestione diversa del tempo, con meno imprevisti, probabilmente sarebbe avanzato del tempo per una visita al Parco de Farallones de Cali: ma anche così, davvero non sento di rimpiangere nulla.


E così si conclude la descrizione di questo itinerario in auto di 9 giorni in Colombia. Ho cercato di risultare quanto più possibile sintetica, per farsi un’idea su cosa aspettarsi e cosa visitare con una concisa panoramica. Tuttavia ci sono tanti aspetti di cui vorrei parlare meglio. Di seguito, ecco alcuni approfondimenti.

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