La gente guarda fuori dal finestrino, con il naso puntato all’insù, verso le nuvole. Ma sbaglia: è sotto che c’è la magia, sopra è solo un mondo vuoto fatto di nuvole e aria rarefatta. Sotto di me le nuvole si dipanano all’improvviso, e svelano un fiume che serpeggia in una foresta infinita. Un nastro color ocra che attraversa una selva inesplorata, piena di vita e di misteri. Poi il fiume si allarga e compaiono dei minuscoli insediamenti: si, qualcuno vive qua sotto. Isolato dal mondo, nel mezzo della foresta. E poi eccolo lì, un altro insediamento. Sono microscopici, a poca distanza l’uno dall’altro, collegati dal grande fiume. Chissà chi ci vive laggiù, chissà come ci si arriva. Ma l’aeroplano già è in discesa, superando la foresta colombiana sul Pacifico: tra poco atterreremo a Nuquí.

Chocò, nella Costa Pacifica della Colombia
Raggiungere il Chocò non è semplice: i suoi abitanti lo sanno bene e ne sono felici. In questo modo riescono a mantenere un certo grado di isolamento e a garantire un’esperienza di autentica connessione con la natura. Almeno, così ci hanno detto – i numerosi lavori in corso per nuove costruzioni fanno però pensare ad un prossimo sviluppo turistico, in un futuro probabilmente non troppo lontano. Per ora rimane un posto parecchio sperduto.
Dove.
La Colombia ha un doppio affaccio sul mare, e sulla lunga costa del Pacifico si trovano diversi dipartimenti: Nariño, Valle del Cauca, Cauca e infine il Chocò. Visitare il Chocò solitamente implica una scelta tra due approdi: Bahia Solano/El Valle, oppure Nuquí più a sud. Nuquí si trova nel golfo di Tribuga, una zona che attira i visitatori per l’avvistamento delle megattere.

Come.
Abbiamo scelto di raggiungere una zona a sud di Nuquí. L’unica maniera per arrivare fin qui è prendere un aereo, e una volta sbarcati una lancha (una barchetta) per raggiungere la destinazione finale: non ci sono strade a collegare i paesini lungo il golfo.
La prima cosa da fare quindi è occuparsi del volo: Satena e Clic Air, le compagnie nazionali della Colombia, forniscono voli quotidiani per Medellín. Una volta a settimana Satena offre un collegamento tra Nuquí e Cali: un piccolo, vecchissimo aereo che può trasportare una quindicina di persone, e si può portare a bordo solo quello che entra sotto al sedile perché non ci sono cappelliere.

Dopo un’ora di volo si atterra a Nuquí: non è la capitale del dipartimento (quella è Quibdó, nell’interno), ma questo piccolo avamposto sporco e caotico, che si è ritagliato una piccola fetta di terra strappandola a giungla e mare, ha una sua grande valenza logistica. Qui atterrano gli aerei che collegano la costa selvaggia al resto del Paese. Tra le strade sterrate corrono motociclette e tuktuk, tutti sembrano avere qualcosa da fare e un posto dove andare: chissà dov’è quel posto, visto le uniche strade sono questi quattro incroci di questo minuscolo paesino.
Dopo aver pagato un obolo (“per sostenere il turismo”, così affermano gli addetti – anche se tu hai la sensazione di pagare semplicemente il pizzo), si lascia l’aeroporto: basta attraversare la strada per arrivare al porticciolo. Da qui la lancha a motore supera le palafitte in lamiera che si affacciano sul canale e prosegue in direzione sud: superato il paesino di Joví, in 45 minuti raggiunge la spiaggia di Guachalito. Qui si trovano una serie di alberghi, tra cui il nostro: il più vicino villaggio si chiama Termales, e occorrono 50 minuti a piedi per raggiungerlo. Sempre che la marea lo consenta.
Chi.
Il Chocó è tradizionalmente abitato dalle popolazioni indigene embera (si trovano anche nel Darién, a Panama) e wounaan. Sono tribù fluviali che vivono in gruppi familiari, in stretto rapporto con la selva tropicale. La costa pacifica della Colombia inoltre ospita una grande comunità afrocolombiana. Già durante il periodo coloniale gli schiavi fuggitivi si rifugiavano nella selva, formando comunità autonome chiamate palenques: qui avrebbero vissuto come cimarrones, cioè fuggitivi liberi. La regione del Chocó viene considerata come un enorme palenque, dove la popolazione afrocolombiana ha continuato a trovare rifugio anche dopo l’abolizione della schiavitù nel 1851 (più di dieci anni prima rispetto agli Stati Uniti). Nel 1945, anno della sua istituzione come dipartimento, il Chocó è stato il primo ente politico-amministrativo a maggioranza afrocolombiana.
Quando.
In realtà non c’è un periodo dell’anno in cui non abbia senso venire qui. Da aprile a giugno gli squali balena vengono attirati da enormi banchi di sardine che transitano nella zona; poi è la volta delle megattere da luglio fino a ottobre; novembre e dicembre sono i mesi delle piogge (ma questa è la zona più piovosa della Colombia e piove tutto l’anno) e le tartarughe marine depositano le uova in spiaggia; infine da gennaio a marzo è la cosiddetta stagione secca ed è il periodo a cui si riferisce l’articolo.
Perché.
Se rispondessi “perché è un paradiso tropicale” mentirei sapendo di mentire. Almeno sulla parola paradiso, almeno per l’accezione che do a questa parola. Nel mio paradiso sono sicura che la notte si dorme spensierati, non si suda, non si è perennemente bagnati/umidicci e non ci si brucia. Per me i tropici non sono il paradiso, ma è un’opinione mia naturalmente.
In questa regione sperduta la giungla si tuffa direttamente in mare, passando per una lunga spiaggia che copre tutta la baia. La foresta ingloba tutto, è a ridosso delle case. È foresta tropicale: questo vuol dire che ci sono insetti, insetti dappertutto, insetti enormi, a volte pericolosi, sempre impressionanti (in ogni senso del termine).

È un dettaglio che non va dimenticato, perché è onnipresente. Vai a dormire con enormi scarafaggi che pascolano sui vestiti appesi alle pareti, con libellule giganti che ti svegliano all’alba perché sbattono sulla zanzariera, con pipistrelli che entrano con un fracasso d’ali in camera e quando stai per lavarti i denti ti accorgi che un granchio è finito nel lavandino e non vuole uscirne. Tutto questo, capita. Ma capita anche molto altro, per cui mi ritrovo con i nervi a pezzi innamorata di questo posto e ora proverò a spiegarne il perché.

Cosa (fare).
Abbiamo passato qui 4 notti a febbraio, durante la stagione secca. Di seguito si trova un elenco di quello che abbiamo fatto, con un riferimento finale ad altre opzioni che non abbiamo esplorato per mancanza di interesse/tempo/momento dell’anno.
DI GIORNO…
Termales
Il piccolo villaggio di Termales si trova a 50 minuti a piedi da qui (Guachalito), e per arrivare bisogna tenere conto della marea. A separare le due zone c’è un fiume che secca con la bassa marea, ma è meno facile da guadare quando la marea si alza. Perché andare a Termales? Perché ci sono le terme, appunto.
L’ingresso è di 15mila COP (circa 3€, diventano 20mila COP per l’ingresso notturno) e si accede a una piscina nella giungla. Il fondo della piscina è roccia e sabbia, l’acqua è calda ma non in modo fastidioso. Intorno e sopra le nostre testa solo la giungla, accanto alla piscina scorre un fiumiciattolo d’acqua fresca. Il fiume si può anche risalire a piedi fino a raggiungere una sorgente in cui fare il bagno, ci hanno detto.

Cascada de los 4 encantos
Da Termales si risale nella giungla per circa un paio d’ore, fino a raggiungere una cascata a più salti in cui poter fare il bagno, poi si ritorna indietro lungo lo stesso sentiero.
È un’escursione abbastanza stancante, soprattutto aggiungendo il cammino da/per Guachalito, ma molto soddisfacente: lungo il cammino si possono fare incontri interessanti, tra rane velenose dai colori brillanti a giganteschi scarabei arcobaleno (anzi, arlecchino).


Rio Jovi
Occorre prendere una lancha fino al paesino di Jovi, poi si risale il rio Jovi a bordo di una canoa tradizionale intagliata nel legno. Lungo il tragitto si incontrano diversi uccelli, infine si risale un fiumiciattolo laterale a piedi fino a raggiungere una cascata in cui fare il bagno.


Cascada del Amor
Una breve camminata lungo la spiaggia di Guachalito e quindi nella selva, per raggiungere questa cascata. È un tragitto semplice che si può fare in autonomia, magari per sgranchirsi le gambe quando il tempo a disposizione non è molto.
Animali
La mattina, il pomeriggio, al tramonto, insomma in ogni momento in cui siamo stati in albergo la macchina fotografica era sempre a portata.



Casa Balae si affaccia sulla selva e anche ora mentre scrivo ci sono stormi di pellicani che passano davanti al mare, iguane arrampicate sulle fronde delle palme, colibrì che svolazzano da un fiore all’altro, grossi rospi che fanno la loro comparsa sul pavimento, per non parlare delle palme da cocco da cui penzolano decine di nidi di Oropendula. Potrei passare un intero pomeriggio semplicemente affacciata alla veranda con una macchina fotografica in mano.

Recorrido nella selva
Le possibilità di camminate nella foresta sono davvero moltissime, non saprei elencarle. Si va accompagnati da una guida, basta indicare più o meno il tempo e cosa si desidera fare/vedere.

DI NOTTE…
Recorrido nella selva
Al calar della notte si può fare una lunga e interessante passeggiata nella foresta, alla ricerca di rane e insetti.



Nottata bioluminescente
Un’uscita di circa un’ora-un’ora e mezza. Prima si cammina fino a raggiungere una zona della foresta con funghi bioluminescenti: non l’avevo mai fatto prima, è stato diverso da come lo immaginavo ma molto, molto affascinante. I funghi bioluminescenti, almeno quelli che si trovano qui, non si vedono ad occhio nudo: ricoprono pezzi di rami caduti in terra e si mostrano solo col buio, dopo una giornata soleggiata. I rami diventano delle pennellate di azzurrino fosforescente in una giungla nerissima. Se si accende la luce della torcia la magia svanisce e nulla colpisce lo sguardo, solo suolo marcescente. Poi si spegne, ed ecco che si accende in modo brillante. La foto che allego non rende giustizia a uno spettacolo bello e affascinante.

Ma l’uscita non finisce così: in una zona della baia di Tribuga si può fare il bagno circondati da placton bioluminescente. È un’esperienza meravigliosa, per qualche motivo non pubblicizzata. Occhio, il placton può punzecchiare: ma vale ugualmente immergersi in queste acque che brillano ad ogni movimento.
ALTRO (che non ho fatto)
– liberazione dei piccoli di tartaruga marina
– surf/lezioni di surf
– immersioni (magari con lo squalo balena, sarebbe un sogno che si avvera da aprile a giugno)
– pesca
– avvistamento di megattere (da luglio a ottobre)
– lezioni di cucina

Cosa mettere in valigia per un soggiorno nel Chocò
Innanzitutto un consiglio banale, ma utile: meglio portarsi dietro vestiti a cui non si tiene particolarmente, perché si sporcheranno, si bagneranno e probabilmente resteranno umidi. Meglio niente a cui si sia affezionati, insomma.
Detto questo, ovviamente il costume non può mancare. Magliette leggere e traspiranti, e una camicia larga di cotone da poter usare sopra per proteggersi dal sole. Pantaloni da trekking non aderenti: è molto più comodo indossarli dopo un bagno alle cascate, anziché usare dei leggins. I locali usano lunghi costumi a calzoncino e dei calzini di cotone fino al ginocchio: anche questa può essere un’alternativa, non saprei dire se migliore o peggiore. Un pareo, per quando non si usano i pantaloni da trekking. Ciabatte da spiaggia, che siano utilizzabili per camminare su roccia (né hawaiaanas, né sandaletti insomma). Scarpe da ginnastica in tela, di quelle che si asciugano in fretta quando si bagnano. Una giacca antipioggia. Repellente per insetti. Crema solare. Efectivo (la carta di credito è un lusso, si paga praticamente tutto in contanti). Un cappello, perché quando c’è il sole picchia forte.
Infine, una cosa davvero utile che non avevo con me: una torcia. Una piccola torcia da testa, tanto comoda quanto stramaledettamente utile. Di quelle che se vai da Decatlhon ti tirano dietro per pochi spiccioli.
ITINERARIO DI 4 GIORNI NEL CHOCO’
Giorno 1. Arrivo a Nuqui e lancha fino a Guanchalita. Il pomeriggio passeggiata a Termales, la sera recorrido nella selva.
Giorno 2. Escursione a piedi fino alla Cascada dos 4 encantos. La sera uscita bioluminescente.
Giorno 3. Giro in canoa tradizionale lungo il fiume Jovi. Il pomeriggio quattro passi fino alla Cascada de Amor.
Giorno 4. Recorrido nella selva: 5h camminando nella foresta alla ricerca di coloratissime rane colorate. E poi un bagno nel mare al tramonto.


Tu che ne pensi?:)