L’ultimo Passo – Renjo La 5345m, Giorno 13

Cartello “Way to Renjo La Pass” lungo il sentiero sopra il lago di Gokyo, con cime maestose sullo sfondo.
6–9 minuti

Giorno 13 – Da qualche parte dopo il Renjo La (4300m) 04.04.23

Oggi è stata una lunga giornata. La giornata del terzo e ultimo Passo: Renjo La (5345m), che da Gokyo conduce alla valle accanto, che sebbene abbia sicuramente un nome, io non lo ricordo: ora scrivo da un punto che non so come si chiama. Ci sono volute più di 8h, 8km percorsi e un dislivello in salita di circa 500m, per poi scendere per 1km – con buona pace delle mie giunture.

Il villaggio di Gokyo di notte, con le cime illuminate, il lago scuro e il cielo limpido punteggia di stelle

La partenza, come di consueto, è stata prima dell’alba. Il lago di Gokyo sfoggiava acque nere, non ancora illuminate dai raggi del sole. Come ho detto, la giornata è stata lunga. Da Gokyo la strada si divide: alla destra del bivio si distacca un sentierino che va inerpicandosi sul monte, fino a condurre al punto panoramico Gokyo Ri. Ieri sicuramente sarebbe stato il momento giusto per salire, tanto più che il panorama da lassù ha la fama di essere formidabile: ma la tentazione di un intero pomeriggio di vacanza e bivacco è stata semplicemente irresistibile. 

Montagne illuminate dalla luce dorata che si riflettono nel lago di Gokyo, creando un paesaggio sereno.

Noi imbocchiamo a sinistra, mantenendoci su uno stretto ma evidente passaggio che costeggia il vasto specchio d’acqua. Seguiamo in processione, in silenzio: ognuno accompagnato dai propri pensieri. I miei non sono particolarmente elevati. Mentre tengo gli occhi bene attenti al percorso, mi scopro a pensare alle formiche. Al loro procedere ordinato, in fila indiana, lungo una strada precisa. E un po’ mi pare di capirle, o perlomeno di invidiarle: di intuire il rassicurante conforto di seguire un sentiero, e tanto è più stretto ed evidente, tanto è meglio. Seguire un percorso bene indicato, inconfondibile, dovendosi solo preoccupare di mettere un piede avanti all’altro lungo il cammino. Io quel cammino in vita mia non l’ho mai visto, e se l’ho visto l’ho scartato di lato manco fosse veleno. Però ne intuisco il richiamo confortante. Anche a me piacerebbe semplicemente seguire un sentiero. Senza preoccuparmi d’altro, perché avrei gli occhi solo per non perdere la strada.

Il villaggio di Gokyo visto dalla riva del lago, con le case riflesse nelle acque tranquille sotto un cielo azzurro.

E mentre sono assorta in queste elucubrazioni, non mi rendo conto che il sole è sorto e intorno a noi è spuntata la vita. Ci  sono tanti tipi diversi di uccelli, come non ne ho mai visti da giorni. Le papere, naturalmente, come quella che ieri mattina sguazzava beata nel primo laghetto. Altri somigliano a passeri, altri a merli. Incrociamo poi un paio di pernici, o almeno qualcosa che ci somiglia molto. Ci attraversa la strada una donnola color miele, velocissima: ne avevamo intravista una giorni fa, a Chukung. Chiamo gli animali senza sapere se in effetti sono i loro veri nomi: ma senza internet, né libri diventa complicato controllare. 

Fagiano dell’Himalaya cammina sul pendio erboso e innevato, perfettamente mimetizzato tra i colori della montagna.

La salita, che finora è stata dolce, si fa progressivamente più dura mano a mano che ci avviciniamo al valico. Raggiungiamo per prima una bellissima pianura piena di neve, che conduce fino a un muro di pietra. Lo risaliamo con un certo sforzo – beh, in realtà dovrei che io lo risalgo con un certo sforzo: gli altri non sembrano accusare la stanchezza come me. Proseguiamo, ma devo fermarmi. E ancora. E ancora. Mi costringo a bere il Gatorade locale, ha un gusto tremendo: sono sicura che se trangugiassi della soluzione fisiologica sentirei lo stesso sapore in bocca. Ma a parte il disgusto, non sortisce altri effetti. Mi continuo a trascinare miseramente fino al secondo blocco, quello che promette di portare alla cima. Guardo in su, e sento un tuffo al cuore. Sono scoraggiata, la cima sembra così distante. Il sole brilla sulla neve intorno a noi. Gakul si avvicina, mi prende lo zaino. Non mi oppongo. Lo guardo camminare tranquillo, con gli zaini di entrambi, la sua figura agile e snella che risale senza sforzo lungo il pendio. Mi sento un vero schifo. Ecco un altro fardello che sto accollando a qualcun altro. 

Due escursionisti illuminati dal sole basso sull’orizzonte, con il lago di Gokyo e le cime innevate sullo sfondo, in un’atmosfera eterea

Stambecco come al solito ci ha staccato tutti quanti, con il grande zainone che sembra non avere peso per lui. Ci aspetta di tanto in tanto lungo il percorso, silenzioso e sorridente, come a ricordarci che siamo in quattro quassù. Poi riparte e in men che non si dica sparisce, fino al prossimo punto. 

Panorama del lago di Gokyo circondato da montagne innevate, con sentiero roccioso in primo piano.

Guardo di nuovo in alto, ormai le bandiere di preghiera si distinguono bene. Lontane, ma ormai prossime. Segnano l’arrivo, segnano il Passo. Da lì in poi sarà tutto più facile, sarà tutto in discesa. Letteralmente. Si tratta solo di resistere un altro poco. È l’ultima volta che mi devo inerpicare superando i 5mila. Non vedo l’ora. Non vedo l’ora di arrivare. Non vedo l’ora di relegare questa esperienza alla memoria dei ricordi, senza doverla più vivere. Potendola richiamare con un sorriso sulle labbra, con nostalgia, guardandola attraverso un filtro che mi protegge da quello che sto passando adesso. Dal fiato corto, dal dolore alle gambe. Dai pasti tremendi, sempre uguali: eppure quassù quasi non ci faccio più caso. Dal costringermi a pensare che dai, ci sono quasi. Dai, ora passa. Sono entusiasta di vivere questa esperienza, ma forse la vivo solo per poterla ricordare. Non so se ha senso. Quassù, all’ennesima giornata, per me ne ha.

Uccello nero in volo davanti a uno spettacolare panorama himalayano innevato, visto dal passo Renjo La.

Ma non sono sola.

“Questa comunque è colpa tua” sento bofonchiare alle mie spalle (ma come diavolo mi legge nella mente se neanche mi vede in faccia?) “Guarda te uno che si deve inventare con te. Andiamo sull’isola di Natale? Ah bello, ci sono stata. E io rilancio col giro dei Tre Passi! Insomma, un po’ te le cerchi”

Mi viene da ridere. “Sono esausta”, rispondo.

“E tu pensa agli yak”

“Ai cosa??”

“Gli yak. Se riescono a farlo loro questo Passo, puoi farlo anche tu. Pensati yak”

È vero che il Renjo La talvolta viene attraversato persino dagli yak. Non è la regola, ma neanche una cosa dell’altro mondo. E sia. Pensiamoci yak.

Trekker seduta a riposare accanto a bandiere di preghiera tibetane, con vista panoramica sulle montagne innevate del Renjo La.

E poi, arriva la cima. Lo abbiamo fatto. Abbiamo superato i tre passi himalayani, salendo a più di 5000m ogni volta. Tutti e tre. Non ne manca nessuno. Li abbiamo fatti tutti. In barba al maltempo, alla neve e alle mie ridicolmente scadenti prestazioni fisiche. Incoraggiandoci a vicenda, facendoci forza, ce l’abbiamo fatta. È andata. 

Cartello inciso su una roccia che segna il Renjo La Pass a 5345 metri, con bandiere di preghiera colorate sospese e cielo limpido sullo sfondo.

Scattiamo la foto di rito, per la quarta e ultima volta. Ci godiamo il sole caldo, mangiamo uno spuntino. Rincorriamo con la macchina fotografica degli uccelli che si trovano qui in cima. Una coppia di merli corvini, e poi un uccellino rosso vermiglio. Ci sentiamo felici e appagati, come se fossimo già arrivati. Ma naturalmente siamo su un Passo: il valico è solo un punto lungo la via, resta ancora parecchia strada da percorrere. E così cominciamo la lunga discesa. 

Tre escursionisti sorridenti posano con uno striscione del trekking “Everest Base Camp with 3 Passes”, sotto un cielo blu e circondati da montagne

Il sole è ancora alto in un cielo immacolato, i raggi si riflettono sulla neve bruciandoci la pelle. Scendiamo di centinaia di metri, raggiungendo un lago più in basso (il Renjo Lake, per l’appunto). Continuiamo ancora per un po’ con i ramponcini, prima di raggiungere quelle che sembrano le Terre Selvagge del Signore degli Anelli. Il tempo sta cominciando a guastarsi, sono le 13 e tira un vento fortissimo. Sole e nuvole si alternano, mentre noi ci inoltriamo sempre più in quella che sembra una vallata sotto un incantesimo malvagio. Il vento ulula, fa freddo, le nuvole ci circondano. Intorno a noi, neve, massi e una desolazione sconfinata. Fa freddo. Ne usciamo dopo un bel po’. Se non altro non ci sono altre maledette salite in agguato, ma bisogna muoversi. Se continuiamo così finiremo col non vedere nulla. Correndo lungo il crinale, ecco comparire un insediamento. Sotto di noi nella valle, sotto il livello delle nuvole. 

Decidiamo di fermarci qui per la notte. La sala comune è libera, ci sono solo due tizi strani seduti in un angolo. Abbiamo camminato tanto, ma è ancora presto per la cena. È l’ora del tè.

“Volete provare il tè tibetano?” propone Gakul, sorridendo “Potreste chiederne un assaggio, agli occidentali di solito non piace molto”

“Tu lo prendi?”

“Si, a me non dispiace. Ma voi avete un palato differente, magari è meglio se lo assaggiate solamente”

Giorgio acconsente, saggiamente. Io lo guardo con aria di sfida. 

“Anche io ne prendo una tazza, perché no”

Tè tibetano in una tazza di vetro poggiata su un tavolo di legno, in un ambiente caldo e accogliente.

E arrivano le due tazze, con la terza di assaggio per il mio lungimirante fidanzato. Il tè tibetano non è propriamente tè: ci sono le foglie di tè, naturalmente. E l’acqua. Dopodiché, il procedimento prosegue: la bevanda viene versata in un cilindro con burro di yak e sale. Si prosegue agitando e pestando il tutto, e quindi eccolo qui: la prelibatezza è servita. Yum. 

Assaggiamo l’improbabile bevanda, che rispecchia fedelmente la descrizione che lessi in un libro “Terribile se si pensa di bere tè, passabile se si pensa di bere del brodo”. Lo trangugio fino all’ultima goccia, maledicendomi.

Il resto della serata è stata simile a quelle precedenti: e io vorrei scrivere di più, ma stasera sono davvero, sinceramente stanca.

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2 risposte a “L’ultimo Passo – Renjo La 5345m, Giorno 13”

  1. Troppo bello !!!! Ma sei uno straccetto …..

    1. Ahahaha vero ma in qualche modo ho tirato avanti😂

Tu che ne pensi?:)

Scopri di più da 2minetorno (e mo chi glielo dice a mamma?)

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