Colombia archeologica: San Agustín e Tierradentro, sulle tracce del popolo degli scultori

Tomba megalitica precolombiana con copertura in lastroni di pietra, Alto Los Idolos

Il tamal fumante esala i suoi odori di carne e spezie nell’aria umida. Ogni regione della Colombia vanta una sua variante locale di questa pietanza tipica: qui a San Augustín è un ricco piatto a base di riso, uova, carne di maiale e pollo, avvolti e cotti in grandi foglie di platano. Una colazione impegnativa, ma è quasi mezzogiorno e ho una fame da lupi: stamattina la sveglia è suonata presto e ci siamo catapultati di corsa al sito archeologico di San Augustín, in tempo per l’apertura. Il consiglio della guida del resto era chiaro: arrivate presto ed evitate la folla, considerate un paio d’ore per la visita.

Tutti questi turisti, a dire la verità, non li ho visti: e la visita è durata poco meno di quattro ore, per cui ora mi ritrovo la pancia vuota e la testa piena. Di parole e di immagini, che già stanno iniziando a scivolare via: mi affanno a cercare una penna, per fissarle prima che sia troppo tardi.


Segnaletica del sentiero tra El Duende e Segovia con vista sulla cordigliera colombiana a Tierradentro

Siti archeologici UNESCO nel cuore delle Ande

La cordigliera delle Ande attraversa la Colombia da nord a sud, con le sue tre branche: orientale, centrale e occidentale. Nel sud del Paese, dove la cordigliera centrale converge con quella orientale, si trovano custoditi due incredibili siti archeologici. Entrambi Patrimonio UNESCO, sono le misteriose testimonianze di un popolo di cui non si sa quasi nulla. Il primo è San Augustín, la necropoli precolombiana più grande al mondo. Si trova nel dipartimento di Huila, sulle propaggini orientali del Masizo colombiano, a poca distanza dalla sorgente del Rio Magdalena.

In una zona ancora più remota, un centinaio di km più a nord, il Parco archeologico di Tierradentro ospita delle enigmatiche tombe ipogee preispaniche. Siamo nel vicino dipartimento del Cauca, lungo la cordigliera centrale: il paesaggio è sperduto e selvaggio, i torrenti hanno scavato canyon e burroni nella foresta. Se gli insediamenti umani si sono sviluppati più in basso, nelle terrazze alluvionali, le necropoli erano invece situate sulle cime delle colline, in punti meno accessibili.

Fino a poco tempo era troppo rischioso avventurarsi fin quaggiù, in una terra di guerriglia: ma le cose stanno cambiando, e ho avuto l’incredibile fortuna di camminare tra le rovine nella giungla e qualche giorno dopo di scendere nelle tombe sotterranee.

Il popolo degli scultori: cultura precolombiana a San Agustín e Tierradentro

Chi erano le persone che hanno scolpito le statue, che hanno scavato sottoterra: ebbene, non si sa molto su di loro. Non se ne conosce il nome, né la lingua. Per quanto riguarda la zona di San Augustín, ci si riferisce a loro alternativamente come Cultura dell’Alto Magdalena o Pueblo Escultor, il popolo degli scultori. Sappiamo che si tratta di una delle tre culture più antiche del SudAmerica, insieme a Caral e Chavin in Perù. Hanno cominciato ad abitare queste zone già nel 3000 a.C., conoscendo il massimo sviluppo in quello che viene chiamato il periodo classico regionale (300-800 d.C.) ; e poi sono scomparsi, ben prima che arrivassero gli spagnoli. Come, perché: questo rimane avvolto dal mistero. Forse per malattia, forse per conflitti con altre culture.

Statua antropomorfa in pietra con espressione solenne, Parco Archeologico di San Agustín

L’eredità del popolo degli scultori è scolpita nella pietra, che ha svelato una civiltà con una complessa organizzazione sociale. Le tombe potevano essere più o meno elaborate a seconda che la persona fosse un artigiano, un politico o un capo religioso. La popolazione era probabilmente organizzata in tante tribù, ognuna con un suo capo, ma sempre coordinata con le altre: del resto così erano strutturate le popolazioni indigene che incontrarono in seguito gli spagnoli nella regione andina della Colombia.

Volti scolpiti e motivi geometrici sulle pareti di una tomba ipogea a Tierradentro, Colombia.


E Tierradentro? Anche qui, le informazioni scarseggiano. Si trattava sicuramente di società agricole culturalmente simili a quelle di San Augustín. Le tombe furono utilizzate tra il 600-900 d.C., ma quando gli spagnoli arrivarono nella regione questa misteriosa popolazione era ormai già estinta.

Una popolazione o due culture diverse? A questa domanda, per ora, non c’è risposta certa. Le due popolazioni abitavano relativamente poco distanti tra loro, presentano affinità stilistiche e i periodi di massima attività sono avvenuti in epoche parzialmente sovrapposte, ma non ci sono prove di un’unità tra i due popoli: forse erano due culture indipendenti tra loro ma in contatto, oppure potevano rappresentare varianti regionali di un’unica civiltà più ampia. Questo la pietra, per ora, ancora non lo ha svelato.

San Augustín: la valle delle statue

Il Parco Archeologico di San Augustín rappresenta il più grande gruppo di monumenti religiosi e sculture megalitiche del SudAmerica: nel 1935 è stato fondato il Parco, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1995. Sono state ritrovate circa 600 statue e 40 tumuli funerari nella regione dell’Alto Magdalena: una buona parte si trova conservata e protetta all’interno del parco, vasto ben 116 ettari.

Veduta panoramica delle colline e delle foreste che circondano il sito archeologico di San Agustín, in Colombia.
Il sito archeologico di San Agustín è immerso in un paesaggio mozzafiato, tra colline verdeggianti e fiumi che scorrono impetuosi.

Si pensa che nei tempi antichi la necropoli di San Agustin fosse una regione in cui diversi gruppi etnici sudamericani, provenienti da luoghi lontani, seppellissero i loro defunti più illustri. Il sito è stato poi abbandonato, e successivamente è passato per le mani di guaqueros, i profanatori di tombe. Il primo occidentale ad averne dato notizia è stato un prete francescano, passato di qui nel 1755. Attualmente è sotto la gestione dell’ICANH, Istituto Colombiano de Antropología e Historia, che ne garantisce la conservazione e la preservazione.

Bosque de las Estatuas, Mesitas e Fuente de Lavapatas: le tappe da non perdere

Com’è strutturato?

  • Museo Arquelógico: proprio all’ingresso c’è questo piccolo, ma interessante museo.
  • Bosque de las Estatuas: il sentiero si snoda nella foresta, punteggiato da circa 35 statue rinvenute in tutta la regione che sono state poi disposte qui. Non si trovano quindi nella loro posizione originale.
  • Las Mesitas A, B, C: si tratta di raggruppamenti di tumuli, strutture funerarie e statue. La Mesita A è il sito più grande, ma nella Mesita B si trovano le statue più affascinanti; infine dalla Mesita C si raggiunge l’incredibile Fuente de Lavapatas.
  • Fuente de Lavapatas: si tratta di un monumento unico nel suo genere, interamente scolpito nel letto di pietra di un ruscello. Questa fontana cerimoniale presenta tre vasche per le abluzioni rituali, numerosi bassorilievi di rettili e figure umane, con tanti piccoli canali in cui scorre l’acqua. Colpisce guardare il sito attraverso la lente di una macchina fotografica: quello che l’occhio percepiva come un agglomerato di roccia, ecco svelarsi per la sua vera natura. Un teschio.
  • Alto de Lavapatas: un ripido sentiero conduce in cima alla collina, dove delle statue ricordano il sito più antico della regione, abitato sin dal 3300 a.C.
Veduta completa della Fuente de Lavapatas, fontana cerimoniale precolombiana scolpita nella roccia nel parco archeologico di San Agustín, Colombia.

Il Parco di San Augustín comprende altri due siti, in prossimità della cittadina di Isnos:

  • Alto de los Idolos: sulla cima di due colline, abitate sin da tempi molto remoti (1000 a.C.), sono state costruite successivamente due gruppi di tombe monumentali. Si crede che le tombe fossero interamente dipinte: i colori giallo, rosso, bianco e nero venivano miscelati con argilla e quindi usati per dipingere. Qui si trova anche la statua più alta della regione, che supera i 5m.
  • Alto de las Piedras: un sito più piccolo dove si trova la statua DobleYo, che ricorda i totem nordamericani.

Le statue megalitiche di San Agustín: simbolismo animale e culto ancestrale

I culti religiosi erano molto legati all’agricoltura, ma anche affiancati a divinità guerriere. Passeggiando nel sito ci si imbatte in numerose statue, e le spiegazioni della guida locale offrono davvero un quid in più (la nostra guida si chiamava Colombia, nome curioso per ovvi motivi). Le statue presentano quasi sempre tratti umani e animali (sono antropo-zoomorfizzate), volendo quindi associare il significato attribuito all’animale con la persona che rappresenta. In particolare, si possono contare i denti rappresentati: sono solo 4 per la scimmia, 6 per il giaguaro e 7 denti bassi e larghi per il coccodrillo.

  • Il culto del giaguaro in effetti sembra essere uno dei più antichi e diffusi tra i popoli che vivevano in questa regione: oltre ad essere associato ai guerrieri, in alcune culture indigene rappresenta anche l’inframondo, ovvero il mondo in cui viviamo noi.
  • L’aquila e il condor comunicano l’idea di supramondo, il luogo degli dei, del cielo e degli spiriti guida.
  • Il serpente invece riporta al mondo inferiore, il sottomondo delle radici e degli spiriti dei morti.
  • Le rane e le scimmie sono associate alla fertilità: diverse statue rappresentano coppie di questi animali mentre stanno copulando.
  • La lucertola invece è associata alla pioggia.

Le tombe monumentali di San Agustín: tra rituali funerari e rinascita spirituale

Il popolo scultore si prendeva cura dei propri defunti procedendo a due interramenti sequenziali. La persona veniva posta in un primo momento in una bara-sarcofago (che nel caso delle donne presentava una fessura in fondo, all’altezza dei piedi), dopo un certo periodo di tempo si procedeva ad un interramento secondario: dopo essere stata dissotterrata, i resti venivano riposti in delle urne. Il significato era altamente simbolico, perché questi vasi interrati nel sottosuolo rappresentavano come degli uteri ultraterreni, da cui il defunto rinasceva a nuova vita nel mondo inferiore.

Le tombe di questa civiltà erano grandi ed elaborate: delle statue venivano poste a guardia del defunto (si vedono statue di sciamani e guerrieri, ma anche una donna con il bambino in braccio), poi delle lastre di pietra che formano una sorta di corridoio-dolmen conducono al tumulo vero e proprio, con il sarcofago interrato.

Gruppo di statue precolombiane sotto tettoie di protezione, site in tombe monumentali del Parco di San Agustín

Tierradentro: le tombe dipinte nel cuore della montagna

Le tombe ipogee di Tierradentro sono uniche nel loro genere. Sono state scavate nel tufo vulcanico anche per 9 metri di profondità, in un periodo che va dal 600 d.C al 900 d.C. Si trovano all’interno di un Parco istituito nel 1945 e dichiarato Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1995. La storia del sito ricalca un po’ la sorte di San Augustín: anche qui la civiltà è misteriosamente scomparsa, il luogo abbandonato intorno al 1300 e poi riscoperto durante la conquista spagnola: ora è sotto la tutela dell’ICANH.

Affresco rosso su parete tombale a Tierradentro raffigurante un volto stilizzato

L’area ospita la più grande concentrazione di tombe monumentali precolombiane a pozzo. Gli ipogei raggiungevano dimensioni ragguardevoli, anche di 12m di diametro. Custodivano la sepoltura secondaria collettiva per gruppi d’élite e ricordano l’interno di grandi case, complete di colonne centrali e perimetrali decorate in modo raffinato. Gli affreschi sono dipinti in rosso, nero e bianco, rappresentano motivi geometrici, zoomorfi e umani.

Particolare di affreschi rossi e neri e volto stilizzato scolpito in una camera funeraria ipogea a Tierradentro.

I costruttori di questi ipogei risiedevano probabilmente sui pendii delle montagne e nelle valli della zona, vivendo in comunità agricole con caratteristiche culturali simili a quelle di San Agustin. Le tombe però si trovano sulle creste delle montagne: per visitarle ci si cala in pozzetti con scale enormi intagliate nel tufo. Attualmente le popolazioni Paeces (Nasa) che abitano la regione rivendicano una continuità culturale con il popolo che ha costruito gli ipogei.

Il Parco archeologico di Tierradentro conserva 162 tombe sotterranee. Si possono visitare con un giro ad anello di 14 km: Alto de Segovia è la prima tappa, con il più grande numero di tombe visitabili. Da qui si prosegue verso il più piccolo Alto del Duende, e quindi si raggiunge El Tablón: qui si trovano sculture in pietra associate a tombe di periodi precedenti. Dopo una sosta al paese di San Andrés de Pisimbalá, il sito successivo è Alto de San Andrés: è famoso per le decorazioni di volti umani nella tomba SA5. Infine, ci si può incamminare verso il remoto Alto del Aguacate: ci sono numerose tombe qui, tutte incustodite.


La guardia mi porge sorridendo una piccola lampada, meno male che ne ha una: sotto è saltata l’illuminazione e la comoda torcia da fronte giace al sicuro a casa, accanto al cellulare (dimenticato pure lui prima di partire). Si allontana di qualche passo, apre una botola. Ci siamo, ecco l’ingresso a una tomba di Tierradentro. Giorgio ci si infila con circospezione.

– …attenta a non scivolare –

La voce mi arriva riecheggiando nel pozzo.

Ingresso a una tomba ipogea di Tierradentro con scala scavata nella roccia

“Scalinate a chiocciola”, diceva la stramaledetta guida. Ci saranno, sicuramente. Altrove. Questi sono solo dei grossi buchi scavati nella roccia. Le “scale” sono alte più di un metro ciascuna. Gli unici che potrebbero considerarle scale sono i Watussi, mi dico calandomi nella voragine. Sono ricoperte di muschio, non posso che appoggiarmi a tutto quello che trovo mentre scendo sempre più giù. Giorgio è sparito dietro un angolo, la tizia che ci accompagna anche. Come mi manca, Colombia! Qui una guida avrebbe davvero fatto la differenza, invece questa ragazza si limita a starci tra i piedi e fare osservazioni davvero senza senso. Ma passo sotto una fenditura, e alla luce della torcia dimentico tutto il resto.

 Dettaglio di una tomba ipogea a Tierradentro con affreschi geometrici e volto umano scolpito nella roccia.

I volti scolpiti e dipinti nella roccia ci fissano, noi profanatori di questo utero nel sottosuolo. L’aria è ferma e dall’oscurità si materializzano colori vivaci, dove puntiamo la luce. Poi spostiamo punto e il nero li inghiotte di nuovo. Restiamo un po’ lì, in questo tempo sospeso, arraffando con gli occhi ogni curva, ogni sfumatura, ogni colore. E poi, risaliamo: c’è un’altra tomba in cui immergersi. E a questa, in effetti, si accede con una scala a chiocciola.


2 risposte a “Colombia archeologica: San Agustín e Tierradentro, sulle tracce del popolo degli scultori”

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