
Chi
Coppia
Quanto
Nel mio caso 3 giorni, ma secondo me varrebbe la pena di allungare di almeno un paio di giorni.
Quando
Agosto
Come
4×4 con tenda sul tetto
…occhio!
Giorgio, un momento prima che una sterna artica mi beccasse in testa.
Indice
Muoversi.
La zona della penisola di Snæfellsness e dei Fiordi Occidentali sono tagliate fuori dalla Ring Road, ma le strade sono asfaltate (per lo più: il tratto finale per raggiungere le scogliere di Látrabjarg è sterrato e pieno di buche, ma si può fare tranquillamente a patto di accettare di essere sballottati qua e là). Un traghetto, il Baldur, collega la penisola di Snæfellsness ai Fiordi Occidentali, con una tappa intermedia all’isola di Flatey: è un modo comodo di tagliare ore di guida, se si fanno combaciare gli orari. Non è stato il nostro caso.
La zona.
Penisola di Snæfellsness
La penisola di Snæfellsness si trova a metà strada tra i Fiordi Occidentali a nord e la capitale, a sud. La città principale è Stykkishólmur, ma si tratta di poco più di un paesotto: caratteristico, ma non una metropoli. Da qui si possono raggiungere i Fiordi Occidentali, con uno scalo a Flatey: non ci sono stata, ma avrei voluto visitarne la chiesa e la piccola biblioteca con la copia di un’antica pergamena, passeggiare tra le case tipiche e scattare qualche foto ai tanti uccelli marini che nidificano qui. Lungo la costa nord si può assaggiare l’hákarl e raggiungere lo scenografico monte Kirkjufell. La penisola si protende verso ovest, dove viene chiusa dal parco nazionale del Snæfellsjökull. La costa sud è una costa frastagliata dove una manciata di case costituisce il paesino di Arnarstapi e poco oltre si può visitare una colonia di foche.
Fiordi Occidentali
I Fiordi Occidentali somigliano a un artiglio che si protende verso l’oceano. La costa meridionale ospita alcune incantevoli piscine termali all’aperto, la magnifica spiaggia di Rauðisandur (ed altre altrettanto impressionanti, di cui non so il nome) e le scogliere di Látrabjarg. Procedendo verso nord, ci si imbatte in cascate spettacolari di cui la più famosa è Dynjandi. Infine si raggiunge la cittadina di Ísafjördur: presa d’assalto da orribili navi da crociera, è la base per raggiungere la penisola di Hornstrandir (remoto rifugio di volpi artiche, dove purtroppo non sono andata) o per attività all’aperto come giri in bicicletta o in kayak: nel mio caso la costosa escursione all’isola di Vigur, paradiso ornitologico, è stata annullata per il maltempo e il vento forte. Lungo costa è possibile visitare l’arctic fox center, un centro di riabilitazione di volpi artiche (ma personalmente non mi sono fermata). Infine, rimane il fascino della costa dello Strandir, dove probabilmente non vale il discorso sulle strade asfaltate fatto prima: in pochi si avventurano qui, e purtroppo non sono tra loro. Ho visitato solo la cittadina di Hólmavík con il suo interessante museo di folkore locale.
I punti di interesse elencati sopra si limitano a quelli che sono riuscita a vedere di persona: sono in effetti ben più numerosi (basti pensare al parco nazionale del Snæfellsjökull, al fotogenico Kirkjufell o alla penisola dell’Hornstrandir, per citare i primi che mi vengono in mente), ma non voglio parlare di ciò che non ho visto. Per quello, esistono le guide e le referenze online.
Penisola di Snæfellsness: punti di interesse
Ytri Tunga
La colonia di foche comuni e grigie che abita qui è poco distante dal parcheggio a pagamento. Siamo tornati qui due volte: con l’alta marea gli animali sono distanti e poco visibili, quindi meglio regolarsi in base alle previsioni.

Arnarstapi
Quando siamo arrivati qui mi aspettavo di vedere quantomeno un paesotto: in realtà, si tratta di un pugno di case sulla scogliera. È molto suggestivo. Vale la pena imboccare un sentiero lungo la costa frastagliata, prendendosi il proprio tempo e perdendosi tra i panorami di rocce levigate, gli uccelli, l’oceano. Alcune formazioni sono riportate metodicamente su GoogleMaps, caso mai uno dovesse perdersele: ma la magia del luogo non si esaurisce in questo o quell’arco marino. Con una passeggiata lungo la costa di una mezz’ora si raggiunge la vicina Hellnar. Per completezza, aggiungo che la cittadina viene nominata da Jules Verne nel Viaggio al centro della Terra: qui si trovano una piccola installazione in suo nome e un curioso monumento di pietra dedicato a Bárður, una creatura protettrice della penisola. Come per gli archi segnalati, anche questo non aggiunge molto a questa zona così affascinante.

Bjarnarhöfn
Per raggiungere questa fattoria/museo si attraversa un campo di lava, e bisogna aver cura di arrivare per tempo: alle 17 chiude. Vale la pena di visitare questo luogo curioso in cui viene spiegato come si produce l’hákarl, la carne di squalo fermentata. Il sapore è…pungente: lo squalo groenlandese non è commestibile per via delle tossine accumulate nella carne, per cui gli squali vengono lasciati fermentare alcuni mesi sottoterra e poi essiccano per altro tempo fino ad essere confezionati in cubetti dal forte odore di ammoniaca.

Selvallafoss
Probabilmente non vale la pena appuntarsi il nome per andare appositamente a visitarla. Tuttavia questa cascata, trovata per caso lungo la strada che attraversando l’entroterra collega Arnarstapi a Stykkishólmur, è stata una piccola sorpresa, tutta per noi.

Avrei voluto, ma non ho potuto (breve elenco)
- Monte Kirkjufell
- Parco nazionale dello Snæfellsjökull
- Isola di Flatey
Fiordi Occidentali: punti di interesse
Hellulaug hot spring
L’Islanda è piena di bagni termali: alcuni lussuosi a pagamento, altri assolutamente gratuiti. Questo ad esempio, praticamente a filo con la fredda acqua del fiordo, mi ha ricordato una sorta di suo gemello in Giappone, nel freddo Hokkaido. La foto non mente: in effetti non c’era davvero nessuno. Il trucco? Trovarsi qui al di fuori dell’ora di punta: che non vuol dire costringersi a fare il bagno nel cuore della notte, semmai il contrario. In pieno giorno non c’è un’anima, all’una di notte ho visto gente incamminarsi. Bah.

Rauðisandur
Raggiungere questa spiaggia spettacolare è già di per sé un’esperienza, soprattutto se si arriva con il favore della marea. Per i giochi di luce naturalmente non c’è garanzia, ma lo scenario è davvero mozzafiato. La sabbia è rosa-rossastra per via di frammenti di conchiglie. Sulla spiaggia talvolta si possono trovare delle foche, ma a proposito di fauna non posso che consigliare di prestare molta attenzione agli uccelli: qui nidificano nell’erba alta, proprio dove ci sono i passaggi per le persone. Può non finire nel migliore dei modi.

Látrabjarg
Su queste ripide scogliere nidificano tantissimi uccelli, tra cui le pulcinelle di mare. Passeggiando, capita di trovarsele ad appena un paio di metri di distanza, anche meno. Si può camminare per oltre 10km, sfidando uno strapiombo di più di 400m: una vista emozionante, da assaporare con attenzione dal momento che non esistono ringhiere e il vento soffia forte.

Cascate: Dynjandi e Kálfeyrarfoss
La cascata Dynjandi è considerata a ragione la più bella dei Fiordi Occidentali e in generale tra le più belle d’Islanda. Non è un’unica cacata, ci sono diversi salti a costituirla: quello principale è molto particolare, sembra un ampio ventaglio d’acqua tonante.

Dell’altra cascata che nomino, invece, non sono sicura nemmeno che il nome sia esatto. È comparsa dal nulla, lungo la strada che porta a Dynjandi. La macchina attraversa una sorta di oasi nel deserto: da un lato un salto imponente si lancia nel vuoto, dall’altro il fiume si separa in due cascate gemelle per ricostituirsi subito dopo.

Hólmavík
Ho letto del museo della magia di Hólmavík curiosando tra le pagine del libro “Un italiano in Islanda”: se così non fosse stato, avrei saltato questo posto senza pensarci due volte. Il nome davvero infelice si riferisce in realtà a un museo di folkore locale davvero curioso, in una località azzeccata considerando che la caccia agli stregoni ha preso luogo soprattutto nello Strandir. Tra le curiosità esposte, una riproduzione in plastica dei “pantaloni del morto“: una complicata credenza locale prevedeva che (prendendo accordi prima) si scuoiasse il defunto dalla vita in giù e se ne indossasse la pelle come fosse un pantalone; quindi, rubando soldi a una povera mendicante durante una
festa religiosa e nascondendoli nella sacca scrotale del pantalone, questi vi si riproducessero senza fine.

Avrei voluto, ma non ho potuto (breve elenco)
La costa nordoccidentale d’Islanda è davvero molto affascinante: spero che questa guida alla penisola di Snæfellsness e ai Fiordi Occidentali possa essere utile a farsi rapidamente un’idea dei principali punti di interesse. Ho deciso di raccontare l’Islanda dividendola in regioni da analizzare, per non rendere troppo pesante la lettura: basta cliccare sul pulsante sotto per spostarsi sugli articoli dedicati alle altre zone. Sulla pagina “Islanda” sono raccolti tutti gli articoli che ho scritto e scriverò riguardo a questa destinazione così affascinante, incluse pagine del diario di viaggio.


Tu che ne pensi?:)