L’uomo disperso – Chukung (4700m), Giorno 7

Nepal: il cagnolino che ci accompagna verso la tappa successiva, giorno 7
3–5 minuti

Chukung (4700m) 29.03.23 Giorno 7

È una settimana che marciamo: oggi il nostro cammino ci porta ad est, lasciando il sentiero più battuto alla nostra sinistra. La gran parte dei camminatori seguirà il sentiero più diretto per raggiungere l’Everest Base Camp: noi invece puntiamo verso il piccolo insediamento di Chukung, la base per valicare il primo dei tre passi, il Kongma La. La strada che conduce a Chukung attraversa una valle incontaminata, fiancheggiando e risalendo un fiumiciattolo che infine si ghiaccia. Un cagnolino ci segue tra sassi e sterpi per un po’, poi si ferma, ci guarda interdetto, e torna indietro. Dopo 3h di cammino raggiungiamo finalmente la nostra destinazione, il cui centro abitato corrisponde di fatto al nostro lodge (“yak lodge”, come si conviene). I nostri pensieri corrono eccitati e preoccupati a domani.

Un uomo rabbocca il fuoco della stufa nella fredda stanza comune: si avvicina con un secchio carico di quelle che sembrano grosse frittelle marroni. Con una paletta, le getta nel fuoco. Uno strano odore pervade la stanza: la cacca di yak ormai ha sostituito la legna, e si sente. Do un sorso al ginger tea, e non ci penso.

Il pomeriggio è passato in fretta e faticosamente. Dal lodge una passeggiata incredibilmente panoramica porta al Chokung Ri, un punto panoramico da cui si vede tutta la vallata e le maestose montagne sullo sfondo. Oggi doveva esserci un vento tremendo, lo capivamo dall’immensa nuvola di neve che si staccava in cielo dalla montagna di fronte. Sembrava fosse ferma lì, come se qualcuno avesse deciso di colorare il cielo in quel modo bizzarro. Il sentiero, qualche migliaio di metri più in basso, sarebbe stata una piacevolissima passeggiata: qui lottavo contro ogni passo, per ogni respiro. Abbiamo toccato quota 5051 m, non sono mai stata così in alto. Fino a domani, almeno: il valico del Kongma La si trova a 5550 m , cioè 500m più in alto di quello che già ritengo il mio limite di tolleranza. Con la testa vuota e il fiato corto, non so davvero immaginarmi più in alto.

Il saturimetro che ho al dito sembra essere d’accordo con me. Una curva perfetta mi mette in guardia contro un valore di SpO2 che mi chiedo se possa essere vero: se vedessi una persona con quel valore mi aspetterei di vederla quantomeno..bluastra. In questo momento non ho neanche affanno. In ogni caso è da qualche giorno che la sera prendiamo obbedienti la compressa di acetazolamide: un farmaco nato come diuretico, che ha trovato un suo impiego nell’aiutare a mantenere un drive respiratorio ad altitudini elevate. Prima di partire avevo letto il capitolo relativo alla montagna nel libro di fisiopatologia respiratoria: una serie di affascinanti spiegazioni sull’adattamento dei popoli che vivono qui, su come sia effettivamente crescere piuttosto che trasferirsi in alta quota, sul mal di montagna cronico che affligge i locali in contrapposizione a quello acuto che causa problemi ai forestieri. Ora vorrei avere quelle pagine qui con me per poterle sfogliare: avrei potuto fotografarle, ma lì per lì non ci ho pensato.

Davanti a noi, Gakul continua a parlare con un uomo. È la stessa persona che qualche ora fa lo ha messo al corrente di un fatto preoccupante: due escursionisti sono partiti da Chukungu alla volta del Kongma La, ma solo uno ha raggiunto Lobuche, il paesino sull’altro versante. L’altro, un fotografo giapponese, è disperso ormai da due giorni. Oggi due uomini sono partiti dal rifugio per andarlo a cercare, ma senza trovarlo. Si mormora che domani partirà un elicottero a proseguire le ricerche, almeno qui ne sono abbastanza sicuri. Mi chiedo in che condizioni si trovi: magari è scivolato in un burrone ed è ferito. Forse è morto, forse è moribondo. È tremendo pensare che sia di fatto a poche ore di cammino da questo rifugio, esposto al gelo terribile della notte. Nella grande sala comune, non resta che prendere atto della notizia. Le cose si sentono, si sa. E non gli si dà troppo peso, perché sono distanti. Ma sarà che siamo qui, sarà vedere Gakul che continua a confabulare concitatamente con l’altro uomo, di fatto è difficile non pensare che c’è qualcuno là fuori mentre tu sei al caldo e al sicuro.

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3 risposte a “L’uomo disperso – Chukung (4700m), Giorno 7”

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