Inquadro il cielo nello schermo, fino a che non diventa un’uniforme macchia azzurra. Sorrido soddisfatta, aggiungo una breve nota (“so che puoi capirmi”) senza altre spiegazioni, premo invio. La risposta arriva istantanea: “Dove sei?? Così ci vengo pure io!!”. La mia amica si è imbarcata su una nave che gira tra i fiordi: sappiamo bene entrambe che l’unica cosa che può essere di quel colore è un inverosimile cielo limpido e senza nuvole. Sotto i raggi del sole di Ålesund, sorrido felice e spensierata.

Chi
In coppia/in famiglia/in solitaria (eh sì…tutte e tre!)
Quanto
3 settimane / 2 settimane / 5 giorni (rispettivamente)
Quindi il traghetto per Trandal passa tra due ore?
Papà, sul molo
Ho avuto la fortuna di visitare la Norvegia in tre diverse occasioni (al momento), senza mai spingermi più a nord di Kristiansund: in questo articolo ripercorro quel che ho visto, ma mai come in questo caso mi preme sottolineare che si tratta solo di spunti. Al di là di vistose lacune (mancano le Lofoten e Capo Nord), sono numerosi i punti di interesse che ho saltato durante le mie visite. La Norvegia è veramente un paese che invita a tornare, e ritornare.
Indice
Prepartenza

Arrivare in Norvegia via mare è facile: i principali collegamenti marittimi partono da Hirtshals in Danimarca e raggiungono la costa norvegese (Kristiansand, Larvik, Stavanger e Bergen) in 3-17 ore a seconda del porto di arrivo. Sono operati da Color Line e Fjord Line: viene richiesto di presentarsi all’imbarco con almeno un’ora di anticipo, muniti di carta di identità/passaporto. Viene richiesto di dichiarare se il veicolo è alimentato a GPL/LPG (non è necessario invece per il metano). Si può optare anche per il collegamento via terra: da Copenhagen si passa a Malmö tramite il ponte/tunnel dell’Øresund, poi risalendo la costa svedese, si raggiunge Oslo. E infine in aereo: dall’Italia gli scali principali sono Oslo e Bergen.
La Norvegia appartiene allo spazio Schengen: per i cittadini italiani non è necessario il visto di ingresso, è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio o il passaporto (necessario per le Svalbard) e si può rimanere fino a 90 giorni. La moneta è la corona norvegese (NOK), ma si può pagare ovunque con carta. Stesso discorso per le prese elettriche, non è necessario portarsi dietro l’adattatore.
Muoversi

Si può visitare la Norvegia praticamente con ogni mezzo: dal postale costiero Hurtigruten alla bicicletta, dall’auto al van/camper. Per coerenza parlerò delle mie esperienze principali, che sono state in van e in auto in primavera ed estate.
Un viaggio on-the-road è probabilmente il modo migliore di visitare il paese. Il metano non si trova in Norvegia (in Svezia sì, ma non ovunque); al contrario, i distributori di benzina sono molto frequenti (parlo della Norvegia centro-meridionale: più a nord non sono stata).
Le strade sono ben tenute, ma c’è il problema del meteo: l’applicazione Vegvesen è un valido aiuto, indica chiusure stradali e aiuta a pianificare il viaggio. Altre applicazioni utili sono Yr (previsioni meteo) e EPASS 24 (pedaggi autostradali). Ci si registra sul sito AutoPASS, si scarica l’applicazione e si inseriscono i dati: dopo un mese si riceve il conto, calcolato in modo automatico (funziona tutto tramite telecamera, non ci sono caselli).
Un discorso a parte meritano i traghetti interni. Ci sono innumerevoli tratte lungo la costa dei fiordi, gli orari sono segnati su Google Maps e non è possibile prenotare: semplicemente si arriva e ci si mette in fila. Per il pagamento esistono diverse opzioni: tag AutoPASS ed eventualmente AutoPASS for ferry per ulteriori sconti (ma in entrambi i casi vanno ordinati con almeno un mese di anticipo e vengono recapitati a casa); in alternativa ci si registra su FerryPay (prezzo pieno, arriva in automatico sulla carta).
Una nota sul campeggio: il diritto di andare ovunque (right to roam) non si estende alle auto. La regola è di sostare ad almeno 150m dalle abitazioni, evitando proprietà private e terreni coltivati, rispettando divieti e non guidando off-road. Nella scelta per dormire torna utile l’app Park4night, oppure si può optare per i campeggi. Sono costosi, ma ben tenuti e con una presenza capillare.
La zona

Il nome Norvegia indica la via per il nord: nor-way. È percorsa nella sua interezza dalla catena montuosa Nordryggen: 1700km di montagne, che in più punti superano i 2000m. La costa frastagliata può apparire come ripidi fiordi (il Sognefjord, con i suoi 204km, è il secondo più lungo al mondo) oppure come miriadi di isolette che riparano dolci colline. Sono presenti alcune calotte glaciali (come il Jostedalsbreen — il più grande ghiacciaio dell’Europa continentale) da cui si staccano lingue di ghiaccio visitabili – ma che vanno inesorabilmente ritirandosi. Fiumi, laghi e cascate si alternano lungo tutto il territorio. Le zone più interne, con un aspetto più collinare, sono ricoperte da foreste dove si aggirano gli alci.
Ho deciso di suddividere la vasta Norvegia centro-meridionale in più zone, seguendo uno schema che mi sembrava utile ad orientarsi meglio. Per questo motivo nei paragrafi seguenti parlerò di Oslo, della costa meridionale, di Bergen e dei fiordi sud-occidentali, della costa da Geiranger ad Ålesund, dell’interno ed infine di una deviazione al centro della Svezia. Non sono guide complete, ma brevi approfondimenti: un modo per rendere più accessibile una geografia talmente intricata che, dopo tre viaggi, continuo a trovare indigesta.
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Oslo

La capitale norvegese si visita rapidamente, ma si può restare 2-3 giorni senza annoiarsi.
- Museo MUNCH: 7 piani dedicati al più famoso pittore norvegese, con interessanti visite guidate, tre versioni dell’Urlo e sale multimediali che rendono la visita gradevole anche per chi, come me, non è un appassionato.
- Penisola di Bygdøy: oltre a belle passeggiate, la penisola è piena di musei interessanti. Io ho visitato il Frammuseet, dedicato alle spedizioni polari. Avrei voluto visitare il Museo delle navi vichinghe, che riaprirà nel 2027 e conserva tre navi vichinghe di 1200 anni fa, il tradizionale Norsk Folkemuseum, e il Kon-Tiki Museet, dedicato a un antropologo poco convenzionale.
- In città ci sono altri due musei interessanti: l’Historisk Museum, con reperti vichinghi, e il National Museum, con opere di Munch, Van Gogh e Manet (tra gli altri). Infine, l’Opera House: un bel colpo d’occhio nella zona del porto, si ispira al ghiaccio degli iceberg.
Quanto al 17 maggio, tutte le guide consigliano di passarlo a Oslo; io ci sono stata, ma non lo rifarei. I festeggiamenti ci sono, certo, ma l’insieme mi è sembrato affollato e dispersivo.
La costa meridionale: da Kristiansand a Stavanger

La costa meridionale ha la fama di essere la più soleggiata del Paese, e la mia esperienza sembra confermarlo.
- Kristiansand: il porto di approdo di chi raggiunge la Norvegia via mare, è una piacevole cittadina: ma sono rimasta appena il tempo di una breve passeggiata.
- Fari del sud: viene molto reclamizzato il faro di Lindesnes, perché si tratta del punto più meridionale della Norvegia: questo giustifica il parcheggio dal costo esorbitante. Forse sarebbe stato meglio optare per Lista Fyr: oltre al faro (dove si può pernottare), nei dintorni ci sono anche incisioni rupestri.
- Magma Geopark. La perla nascosta della costa meridionale. Riconosciuto come UNESCO Global Geopark, si tratta di una gigantesca camera magmatica vecchia più di 900 milioni di anni. Il panorama è sorprendente, le formazioni geologiche hanno lasciato traccia nelle montagne, nei laghi e persino nelle spiagge, che sono veramente spaziali: a Skadbergsanden si trova una spiaggia di anortosite, una roccia lunare.
- Stavanger: la città più conosciuta della zona, con un centro variopinto pieno di case colorate e murales. È un’ottima base per esplorare le spiagge della costa di Jæren (dove si può fare surf!), o per raggiungere Preikestolen/Pulpit Rock. L’escursione (8km, 500m di dislivello) richiede circa 4h: moderatamente impegnativa, molto scenografica e tremendamente affollata.
- Kjeragbolten: è l’altra famosa escursione sul Lysefjord, più impegnativa (11km, 800m di dislivello e 6-10h di camminata). Ma a maggio l’apertura dipende dal meteo, e io sono stata sfortunata: le informazioni sono quelle riportate da visitnorway.
Bergen e i fiordi occidentali

Bergen

La seconda città del Paese è collegata a Oslo tramite ferrovia (e all’Italia, in modo più rapido, tramite volo diretto). Come al solito: non sono brava a visitare le città. Nelle mie (…tre!) visite alla città, ho visto:
- Bryggen, il quartiere anseatico del vecchio porto con le casette di legno ammassate tra loro;
- il panorama sulla città dal Fløyen (salendo in funicolare e scendendo a piedi);
- Hanseatic Museum: la vita dei mercanti della Lega anseatica viene raccontata in uno degli edifici più antichi della città. Attualmente è chiuso per restauro (fino al 2027), ma la storia anseatica della città si può approfondire alle Schøtstuene (sempre a Bryggen).
- Bryggen Museum (che non ho visitato) racconta la storia della città, esponendo reperti di varie epoche.
Infine, sconsiglio caldamente il mercato del pesce per mangiare: un ladrocinio legalizzato. Al contrario, pur essendo in pieno centro turistico, ho mangiato molto bene al Bryggeriet Restaurant. Ancora meglio (ma non si mangia), birra e musica in sottofondo nel negozio di vinili Apollon Platebar: ho riportato un disco come souvenir dopo la mia seconda visita in città.
A sud: Hardangerfjord

L’Hardangerfjord è un fiordo lungo 179km, famoso per i meleti. I punti di interesse sono innumerevoli:
- Folgefonna glacier: terza calotta glaciale per estensione in Norvegia. D’estate si scia, si cammina sul ghiaccio e si fa kayak tra gli iceberg (Møsevatnet). Le cittadine di riferimento per il ghiacciaio sono Rosendal e Jondal.
- Trolltunga: la lingua dei troll, un’incredibile escursione accessibile sia in estate che in inverno. Si può fare in un giorno, in due giorni o con via ferrata: da soli o affidandosi a Trolltunga Active e Trolltunga Adventures. Ci sono stata ad agosto ed è stata un’esperienza talmente incredibile che l’ho rifatta con la neve.
- Nei pressi di Kinsarvik, Husedalen è un’escursione che porta a quattro magnifiche cascate (10km, 6h e 700m di dislivello; meno se ci si ferma alle prime due). In primavera una bufera di neve ha interrotto il nostro cammino, costringendoci a tornare indietro.
- Le cascate che lasciano a bocca aperta in Norvegia sono innumerevoli. Ne cito tre particolarmente famose in zona: Vøringfossen (un impressionante salto di 182m, con passerelle panoramiche), Låtefossen (cascate gemelle attraversate da un ponte) e Steinsdalfossen (si può passeggiare dietro la cascata).
- Hardangervidda: il più grande altopiano montano d’Europa, dove pascolano renne selvagge. Una strada panoramica connette Eidfjord (nel Hardangerfjord) con Haugastøl, punto di partenza della Rallarvegen, una pista ciclabile di 82 chilometri che arriva fino a Flåm (nel Sognefjord).
A nord: Sognefjord

Il Sognefjord è il fiordo più lungo della Norvegia, che si divide in diversi rami tra cui il Nærøyfjord (Patrimonio UNESCO) e l’Aurlandsfjord.
- Flåm: la cittadina è famosa per due motivi. Da qui si prende il treno per Myrdal, per poi tornare indietro a piedi o in bicicletta; oppure si può raggiungere in auto il punto panoramico Stegastein.
- Stavkirker: le chiese medievali in legno norrene e in zona ce ne sono due molto famose: Borgund (splendidamente conservata) e Urnes (tra le più antiche, Patrimonio UNESCO).
- Tra la miriade di escursioni nel Sognefjord io segnalo quella di Molden, nei pressi di Hafslo: panorami meravigliosi in una gita poco impegnativa.
- Per lasciare il Sognefjord e dirigersi a nord, si passa attraverso il Sognefjellet: un altopiano spesso innevato ai margini dello Jotunheimen, dove si può praticare sci nordico o fare escursionismo a seconda della stagione. Poco più a ovest si estende lo Jostedalsbreen, la più grande calotta glaciale dell’Europa continentale. Le sue lingue di ghiaccio, tra cui Bøyabreen e Nigardsbreen, sono visitabili.
Geiranger, Ålesund e la costa

- Geiranger: comincio con una critica poco condivisibile. Ma il Geirangerfjord, con le cascate delle Sette Sorelle, mi ha sempre lasciata con l’amaro in bocca: è Patrimonio UNESCO, ma dopo due visite continuo a non capirne il motivo. La vista che dal Dalsnibba abbraccia il fiordo e la sua cittadina, d’altro canto, è veramente rimarchevole.
- Trandal è il mio piccolo segreto, con la sua altalena affacciata sul fiordo, e pazienza per la lunga attesa al pontile dei traghetti.
- La costa presenta una serie di punti interessanti. C’è la spiaggia bianca di Refviksanden, che ho visto solo in foto. C’è Hoddevik e il suo magnifico, benché gelido, spot di surf. E poi Runde, l’isola delle pulcinelle di mare. Non importa se, nelle due visite all’isola, non ne ho vista nemmeno una: rimane uno dei miei posti preferiti della Norvegia.
- Ålesund è una bella città. È piacevole passeggiare per i suoi vicoletti, il panorama dall’Aksla batte quello di Bergen (e poi c’è una via ferrata lì vicino), la carbonara da “5 minuti” ha il sapore di casa e merita il grande acquario a una mezz’ora dal centro città. Ma forse mi piacerà sempre per il suo cielo limpido e azzurro: il primo, dopo 20 giorni ininterrotti di nuvole e pioggia.
- Åndalsnes è una buona base per una Norvegia più… verticale: la via ferrata che si arrampica sulla montagna sopra il paese, la strada panoramica Trollstigen, le scale nepalesi di Midsundtrappene e il salto della cascata di Mardalsfossen.
- Da Molde si accede a luoghi come Trollkyrkja (un sistema di grotte ormai scoperto dal turismo), ai villaggi costieri come Bud, alla spiaggia di Farstadsanden e alla decantata (forse anche troppo) Atlanterhavsvegen: la Strada Atlantica, che porta a Kristiansund. Un posto veramente improbabile, dove però ho mangiato uno degli smashburger più buoni della mia vita.
L’interno

Trondheim merita una visita a parte, ma non essendoci stata preferisco non parlarne.
- Røros è un minuscolo paese di minatori dell’interno, con molto più turismo di quanto ci si aspetterebbe. L’attrattiva principale sono le vecchie miniere di rame, come Olavsgruva, anche se noi ci siamo capitati per un motivo più veniale: il plaid di Røros Tweed. Viene reclamizzata come la città più fredda di Norvegia in inverno e anche una tra le migliori per i mercatini natalizi.
- Dovrefjell: questo parco sull’altopiano è dimora dei buoi muschiati, che qui circolano liberamente. Da giugno vengono organizzati tour giornalieri per vederli: a maggio invece nascono i cuccioli e le visite vengono sospese (pur rimanendo valido il right-to-roam).
- Koppang: questo paesino tra le foreste è un ottimo punto per andare a cercare alci. In effetti ne abbiamo contati cinque, in un giro da un’ora e mezza con la guida locale. Non abbiamo avuto la stessa fortuna coi castori, che pure pare siano numerosi in zona.
- Deviazione in Svezia: la Svezia dista a malapena mezz’ora da Røros. L’altopiano di Flatruet dovrebbe essere un buon posto per avvistare le renne selvagge: non averle incontrate non ha intaccato l’esperienza. E la fauna selvatica si aggira indisturbata in questa zona remota: tra gli altri, moltissime femmine di gallo cedrone. Tännäs invece ospita un centro di buoi muschiati: oltre a vederli, viene raccontata la storia di questi animali in Scandinavia e lo strano destino del centro stesso.
- Ringebu: una deviazione che avrei voluto fare, per via della stavkirke.
- Besseggen: un trekking meraviglioso di cui ho scoperto l’esistenza solo quando eravamo rientrati nella capitale. 6-8h di cammino, 14km e un dislivello di 950m: la vista sui due laghi deve essere incredibile.
Cibo

Non ho la pretesa di scrivere un articolo approfondito sul cibo tradizionale norvegese: mi limito a citare quello che ho assaggiato nei miei viaggi e che quindi immagino possa incontrare un viaggiatore medio: tralascio carne di renna e salmone, e naturalmente i frutti di bosco.
Comincerei dalla colazione: ovunque si trovano i cinnamon roll (delle enormi brioche alla cannella), che a dire la verità sono gustosi ma un po’ pesanti. Accanto, per aiutarsi a buttarle giù, del succo di mela: in realtà va bene in qualsiasi occasione, persino servito a cena in un bicchiere da vino. E incredibilmente non sembra affatto fuori luogo. L’alternativa è il sidro, un prodotto di cui i norvegesi vanno parecchio orgogliosi e che producono in diverse varietà.
Ci sono poi i formaggi: in particolare il mio formaggio preferito, il brunost. La prima volta che l’ho assaggiato ero sul Trolltunga: la guida ci spiegava che questo curioso formaggio dall’aspetto (e dal sapore) caramellato era frutto degli scarti degli altri formaggi. La nazionale norvegese di calcio se n’è portata dietro 116kg: segno che non sono l’unica a esserne ghiotta.
Il gamalost invece non sembra un formaggio: né nell’aspetto, né (soprattutto!) nel sapore. È anche difficile da descrivere. Ha una consistenza granulosa, che si sfalda: ma ricorda la consistenza di un pan di Spagna, non di un derivato del latte. Il sapore, però, non ricorda affatto un pan di Spagna: è acido, veramente acido. Una roba rara e curiosa: ma a paragone, mi sembrava meno peggio l’hákarl islandese (carne di squalo putrefatta).
Fauna

Mi riferisco alla fauna della Norvegia esaminata nell’articolo, naturalmente. Per primi cito i buoi muschiati, che pascolano liberamente nel Dovrefjell e meno liberamente a Tännäs, in Svezia. Poi ci sono le alci, che si incontrano in varie zone interne: tra queste, non posso non citare Koppang. E naturalmente le renne, in Svezia si vedono spesso libere al pascolo, mentre in Norvegia si possono incontrare anche allo stato selvatico sugli altopiani. Ci sono volpi, lepri e ghiottoni (per questi ultimi occorre molta fortuna). Ci sono gli esemplari di gallo cedrone: se il maschio è difficile da osservare, nelle femmine ci si imbatte con molta più facilità. Nei fiumi delle foreste si possono incontrare i castori.
Nella regione dei fiordi si incontrano le pecore villsau, dal folto pelo: una delle più antiche razze ovine ancora esistenti nel nord Europa. Ci sono i salmoni che risalgono la corrente, naturalmente. L’isola di Runde è una grande riserva ornitologica: si trovano pulcinelle di mare (anche se non ho avuto molta fortuna in tal senso), ma anche volpoche, sterne artiche, aquile di mare e stercorari, tra gli altri.
Diario

Per noi, l’unico grilletto da premere è quello della macchina fotografica: la maggior parte dei colpi è andata a vuoto, come prevedibile, ma qualcosa si è salvato. Di animali tuttavia la foresta è piena: gli sono gli alci, naturalmente. Madri con i piccoli, giovani esemplari appena svezzati. I maschi in questo periodo dell’anno non hanno i palchi, li perdono in inverno e ricrescono in primavera. Ma non ci sono solo loro.
I miei viaggi: itinerari

maggio – 20 giorni
Kristiansand → Stavanger → Hardangerfjord → Sognefjord → Geiranger → Ålesund → Kristiansund → Dovrefjell → Røros → Svezia → Oslo.
È stato il viaggio più completo, quello che mi ha dato la visione più ampia della Norvegia centro-meridionale.

agosto – 14 giorni
Bergen → Stavanger → Odda → Hardangerfjord → Sognefjord → Jostedalsbreen → Geiranger → Ålesund → Runde → Trandal → Hoddevik → Bergen.
È stato il viaggio dei fiordi occidentali e della costa, con molti spostamenti e parecchi punti iconici.

agosto – 5 giorni
Bergen → Odda (escursioni: Bondhusdalen e Trolltunga )→ Bergen.
Un viaggio breve e molto mirato, per essere sul Trolltunga il giorno del mio compleanno.
Sono passati 9 anni dalla mia ultima visita qui, in quello che la mia memoria conserva gelosamente come rifugio dal cattivo tempo. È un’idea stupida, naturalmente: se in tutta la Norvegia usa dire “Non esiste cattivo tempo, esistono cattivi vestiti”, un motivo ci sarà. E infatti oggi, dopo che un inaspettato sole mi ha accompagnata per tutto il tragitto dal sud fino a qui, ecco il nero che si impadronisce della città. Ma dura solo un momento: poi se ne va da un’altra parte, e mi restituisce il ricordo quasi intatto.









Tu che ne pensi?:)