Monte d’Accoddi, la ziqqurat preistorica della Sardegna

Le due pietre tondeggianti note come omphalos, spostate dalla posizione originaria all’interno del sito archeologico.
6–8 minuti

Lo guardo soddisfatta. – Questo posto non te lo immagini davvero, – dico orgogliosa – è come visitare una ziqqurat, solo che quelle stanno solo in Mesopotamia -. Questo viaggio in Sardegna, del tutto fuori stagione, non può nemmeno definirsi un viaggio: ci fermiamo solo 12h, il tempo tra un traghetto e l’altro.

Nel cercare una maniera alternativa di raggiungere Marsiglia da Roma mi è venuto in mente di usare una rotta via mare, e questa traversata si è rapidamente trasformata in una gita fuori porta con mio papà. Sarebbe stato già perfetto così: invece scovare questo improbabile sito archeologico vicino Sassari ci fa sognare terre lontane, a volte il passo tra Sardegna e Iraq può essere sorprendentemente breve.

Cosa aspettarsi. Un altare prenuragico unico nel suo genere.

Chi

Con papà

Quanto

In giornata

Quando

Ottobre

Come

Auto

Foto ricordo con mio padre davanti all’altare di Monte d’Accoddi, durante la breve tappa in Sardegna.

La zona: dove si trova Monte d’Accoddi


Monte d’Accoddi si trova a poca distanza da Sassari, nel Nord-Ovest della Sardegna.

La storia millenaria di Monte d’Accoddi

Primo periodo: il tempio rosso

La zona è abitata da tempi remoti, le prime testimonianze risalgono al 4300 a.C. con l’impianto di un villaggio di capanne. Passa quasi un millennio: siamo nel 3500 a.C. e al di sopra dell’insediamento più antico si installa una nuova comunità. Il popolo della cultura di Ozieri, così ci si riferisce a questa popolazione prenuragica della Sardegna: il nome deriva dall’omonima località del nord dell’isola, dove ne sono state trovate le prime testimonianze. A loro si devono le domus de janas, delle tombe ipogee in cui venivano riprodotte fedelmente le case dei vivi (ce ne sono oltre mille in tutta l’isola: tre di queste necropoli sono state ritrovate poco lontano da Monte d’Accoddi).

Vista panoramica del complesso prenuragico di Monte d’Accoddi, con il grande altare e il menhir sullo sfondo.
Panoramica del complesso prenuragico di Monte d’Accoddi, con l’altare e il menhir.

A questo primo periodo risalgono:

  • il tempio rosso (3500-2900 a.C.): è la struttura più antica, di forma rettangolare, composta da piccole pietre, alta 5m e dipinta di rosso. Sulla sommità, probabilmente un tempio di cui non è rimasta traccia. Per accedere, una rampa lunga 25m. 
  • il menhir: è alto 4,5m e pesa quasi 6 tonnellate. Probabilmente è antecedente alla costruzione del grande altare. Attorno sono state trovate buche con ciottoli anneriti e ossa combuste di animali domestici: i resti di sacrifici offerti alla divinità simboleggiata dal menhir.  Non è l’unico: fuori dall’area archeologica sono stati ritrovati altri due menhir di dimensioni minori, uno d’arenaria rossastra (1,9m) e l’altro di calcare bianco (2,1m), forse riconducibili a due divinità, maschile e femminile. Nei pressi dei menhir sono state ritrovate le pietre sferiche (v. dopo), trasportate all’interno dell’area archeologica.
Menhir eretto accanto all’altare di Monte d’Accoddi, simbolo del culto prenuragico e delle offerte sacrificali.
Il menhir che affianca il grande altare: una delle testimonianze più antiche del culto prenuragico.
  • la lastra-altare: un lastrone trapezoidale, con fori passanti lungo i bordi. Si pensa che venisse utilizzata per legare gli animali da sacrificare: sotto l’altare si trova una cavità naturale, nel cui terreno i fluidi potevano penetrare direttamente a suggello del rito propiziatorio.
  • l’omphalos: due pietre tondeggianti, una più grande e una più piccola, spostate dalla posizione originaria. Sulla loro natura rituale ci si interroga ancora.
Particolare di una pietra sferica dell’omphalos, ricoperta di licheni, nel sito di Monte d’Accoddi
Dettaglio ravvicinato di una delle pietre tondeggianti dell’omphalos.

Secondo periodo: il tempio a gradoni

Passano nuovamente quasi mille anni: siamo nel 2700 a.C., nell’età del rame (detta anche “eneolitico”). La popolazione della zona è riferibile alla cultura di Abealzu, diffusa nel Sassarese in questo periodo. Il vecchio villaggio originario si è ormai trasformato in villaggio-santuario, ai piedi del grande altare. 

  • il tempio a gradoni (2700-2400 a.C.): la struttura attualmente visibile, che ha letteralmente inglobato il precedente tempio rosso (negli anni ’80 le vestigia di questo primo tempio sono state ritrovate all’interno della struttura attuale). Sulla sommità del vecchio tempio venne quindi costruito un nuovo altare (quello attualmente visibile) e un nuovo luogo di culto, di cui ugualmente non rimane alcuna traccia.
Dettaglio dei gradoni in pietra del grande altare di Monte d’Accoddi, costruito intorno al 2700 a.C.
I gradoni in pietra del grande altare, costruito nel III millennio a.C.
  • la Capanna dello Stregone: questo edificio si articola in cinque ambienti ed era connesso ai procedimenti rituali. C’era una zona per la conservazione di derrate, una dedicata alla tessitura (si pensa che venissero offerti tessuti pregiati), in un vano è stata ritrovata una conchiglia piena di ocra, un corno bovino e alcune conchiglie all’interno di una brocca. 
  • le stele antropomorfe: una stele (l’originale è conservata al Museo Sanna di Sassari, qui è esposta una copia) schematizza una figura femminile, probabilmente riconducibile al culto della Dea Madre. Una prima stele, più antica, è stata rinvenuta nel materiale utilizzato per la costruzione del secondo altare: anche questa, in modo schematico, rappresenta una figura femminile.

Questo luogo di culto è stato abbandonato definitivamente già prima del 1800 a.C. Nel 1954 Monte d’Accoddi venne riscoperto: la struttura che vediamo oggi, con la scalinata che consente di raggiungerne la sommità, è opera di un restauro di fine anni ’80. In questa maniera il visitatore può vedere come doveva essere l’aspetto originario del sito. 

Resti circolari della cosiddetta Capanna dello Stregone, edificio legato ai rituali del villaggio-santuario
I resti della cosiddetta “Capanna dello Stregone”, parte del villaggio-santuario.a zona

Una ziqqurat nel Mediterraneo

Quello che più colpisce di questo sito (proposto come Patrimonio UNESCO) è il chiaro richiamo alle ziqqurat della Mesopotamia: l’ipotesi che si tratti dell’unico sito al di fuori della zona tra il Tigri e l’Eufrate risulta affascinante, ma controversa. Da un lato gli ultimi scavi, risalenti al 2009, sembrano escludere questa possibilità. Dall’altro il periodo combacia, in entrambi i casi lo sviluppo avviene nel III millennio a.C. Soprattutto una leggenda locale sembra avvalorare tale ipotesi: un principe in fuga dal Medio Oriente avrebbe fatto costruire il Monte d’Accoddi, dedicandolo tuttavia alla Luna (laddove i suoi compatrioti erigevano le ziqqurat al dio del Sole). 

Le ipotesi di un contatto culturale o di una stupefacente convergenza storica, quindi, rimangono entrambe aperte.

Altro dettaglio della lastra-altare di Monte d’Accoddi, con cavità naturale sottostante.
Uno scorcio della lastra-altare, con la cavità naturale che raccoglieva i fluidi sacrificali.

Visitare Monte d’Accoddi oggi

Raggiungere il sito non presenta difficoltà di sorta: si trova rapidamente tramite Google Maps, la strada è asfaltata e in loco è presente un parcheggio. Prima di raggiungere il sito si cammina lungo un vialetto ben tenuto lungo 500m, ma in caso di mobilità ridotta è possibile chiedere di arrivare direttamente in auto. 

Il biglietto di ingresso costa 5€, ridotto 2€ e infine è gratuito tutte le prime domeniche del mese o in caso di appartenenza a una delle numerose categorie elencate sul sito ( https://musei.sardegna.beniculturali.it/musei/altare-prenuragico-di-monte-daccoddi/ ). 

Lastra-altare trapezoidale con fori ai bordi, utilizzata per i sacrifici rituali nel santuario di Monte d’Accoddi.
La lastra-altare utilizzata per i sacrifici rituali, con i fori per legare gli animali.

Orari d’apertura (ricontrollare sul sito per conferma):

  • Aprile-ottobre: mar-dom 10-18 (chiuso lunedì e festivi). Visite guidate: 10.00 – 11.30 – 13.00 -14.30-16.00
  • Novembre-marzo: mar-dom 10-14 (chiuso lunedì e festivi). Visite guidate: 10.00 – 11.00 – 12.00

A completamento della visita: Museo Nazionale Archeologico “Giovanni Antonio Sanna” di Sassari, dove una parte della sezione preistorica è dedicata al Santuario.

Vialetto d’accesso al sito archeologico di Monte d’Accoddi, fiancheggiato da alberi e muretti in pietra.
Il vialetto che conduce al sito di Monte d’Accoddi, immerso nella campagna sassarese.

Conclusione

Il Sole scalda questa giornata di metà ottobre, non c’è una nuvola in cielo. Mentre giriamo intorno al complesso, ripenso alle parole fuorvianti che ho pronunciato poco fa. “Sai, probabilmente sarà uno di questi posti che magari non sono un gran colpo d’occhio, poi però pensi alla storia che c’è dietro e ne rimani affascinato lo stesso”. Le foto che avevo sbirciato prima di arrivare mi avevano dato quell’impressione. Di quei posti o quelle cose che sono più belle se le sai, piuttosto che se le vedi. 

Invece, mentre salgo la seconda rampa di scale, mi rendo conto di quanto mi sbagliassi. È bello anche da vedere, questo posto. È più interessante leggendolo, chiaro. E sospetto che con la visita guidata sarebbe stato ancora più affascinante. Ma mentre scatto felice una foto con mio papà, penso che sia un angolo bello a prescindere da tutto il resto.

Ritratto della viaggiatrice davanti al complesso di Monte d’Accoddi, sotto un cielo limpido di ottobre.
Davanti al sito di Monte d’Accoddi, un altare unico nel Mediterraneo.

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