Questo qua deve avere qualcosa che non va. Mentre lo guardo, mi sale un senso di disgusto: ma lì per lì non mi è chiaro cosa lo provochi. Il grande fenicottero non è nella posizione a cui siamo abituati a vederlo, o perlomeno ad immaginarlo: a differenza degli esemplari che gli sono intorno, appollaiati su una zampa sola oppure con il becco immerso sott’acqua alla ricerca di cibo, questo qui galleggia come una papera. E ha un suo gran bel daffare: continua ad arruffarsi le piume, a tirare su una zampa come se volesse grattarsi, e in effetti si gratta – ma con la testa. Il lungo collo si muove come animato da volontà propria, sembra una biscia che si dimena sul corpo del disgraziato uccello anziché esserne una parte. Ecco cosa mi inquieta, quel collo, magari bislacco ma elegante, che si contorce senza tregua. Eppure l’animale non si ferma, sbatte le ali, si alza in piedi come gli altri. Nei movimenti, lascia intravedere quell’incredibile, bellissimo colore rosato che altrimenti cela sotto piume chiare.

Chi
Coppia
Quanto
Weekend
Quando
Giugno, ma va bene tutto l’anno
Come
Auto, autobus + bici
Ma se ci fermassimo qui per fare un bagno?
Cit. Giorgio, in bici nei pressi di Plage Est
Questo articolo fa parte del ciclo “weekend in Francia”: qui si trovano gli altri articoli della serie!
Indice
- La zona: dove si trova la Camargue
- Muoversi: come arrivare e come spostarsi in Camargue
- Quanto tempo dedicare al Parco della Camargue?
- Saintes-Maries-de-la-mer: tre sante per un borgo gitano
- Una giornata in bicicletta nel Parco della Camargue
- I fenicotteri del Parco ornitologico di Pont de Gau
- Aigues Mortes, borgo medievale nella Petite Camargue
- Le saline della Camargue: Giraud, Aigues Mortes, Badon (?)
- #5minedèpronto: cosa si mangia in Camargue?
- Curioso di sapere come va a finire? Iscriviti!

La zona: dove si trova la Camargue
Il Parco Naturale Regionale della Camargue impegna un lungo tratto di costa che separa Marsiglia da Montpellier: situata in gran parte in Provenza, con una piccola estensione in Languedoc-Roussillon, il parco di fatto corrisponde al delta del Rodano. Si tratta del più grande delta fluviale dell’Europa occidentale, un’enorme pianura piena di lagune e paludi che sboccano in mare. La zona umida più estesa di Francia offre rifugio ad animali come il fenicottero rosa, il toro nero e il cavallo bianco camarguese, ma racchiude anche cittadine ricche di storia e tradizioni come Saintes-Maries-de-la-Mer o Aigues Mortes.

Muoversi: come arrivare e come spostarsi in Camargue
Arles rappresenta classicamente la porta d’ingresso al parco: da qui un autobus copre in un’ora il tragitto fino a Saintes-Maries-de-la-Mer. In alternativa, è superfluo dirlo, la macchina è sempre l’alternativa migliore: ma la prima volta che sono stata in Camargue mi sono mossa senza problemi con i mezzi pubblici (Marsiglia – Arles richiede un’ora di treno). Una volta raggiunta Saintes-Maries-de-la-Mer si noleggia una bici elettrica (o normale, a ognuno il suo) e si visita tutto il parco in uno o due giorni.
Vanno poi ricordati i battelli: non parlo delle gite in barca (quelle le tirano dietro, per quanto sono numerose le compagnie che le offrono), bensì di due traghetti di collegamento all’interno del parco. Il primo (bac du Sauvage) collega le due sponde del piccolo Rodano, nei pressi di Saintes-Maries-de-la-Mer; il secondo (bac de Barcarin) collega Port Saint Louis con Salin de Giraud. Il sito spiega meglio orari e tariffe: sito smtdr
Quanto tempo dedicare al Parco della Camargue?
L’ideale penso sia considerare un paio di giorni, come minimo. Ammetto che provo una forte antipatia per questo tipo di domanda, perché ogni luogo invita a rimanere un certo tempo e il concetto di “quanto-stare-cosa-vedere-in-quanto-tempo” fa parte di un turismo usa-e-getta che non apprezzo molto: ma capisco che da un punto di vista pratico sia anche inevitabile porsela.

Saintes-Maries-de-la-mer: tre sante per un borgo gitano
Curiosità: la storia delle due Marie e della patrona dei gitani
All’inizio mi confondevo, al punto da credere che fossero stati gli stessi francesi a sbagliarsi: come sarebbe a dire Sante Marie, al plurale, di Madonna ce n’è una sola. A mettere le “s” dappertutto vedi come è facile sbagliarsi. E invece no, le Marie sono due, le Sante sono tre e questo borgo ospita una festa unica che si ripete ogni anno (ma anche un’altra minore, alcuni mesi dopo).
La Maria per eccellenza in questa storia c’entra poco o nulla: la leggenda dice che Maria Salomè e Maria Giacobbe siano arrivate qui a bordo di una zattera, insieme alla serva Sara la Nera. Una barchetta affollata, la loro: c’era anche Lazzaro, che si è alzato camminando verso Marsiglia; Marta di Betania che se ne è andata a Tarascona; e Maria Maddalena che ha proseguito verso Saint-Maximin-la-Sainte-Baume. In effetti oltre a Maria Madonna ci sono anche le tre Marie, come ho fatto a non pensarci subito, sono famose come i loro panettoni. Ad ogni modo il trio è diventato un duo, e si è fermato qui a Saintes-Maries, insieme con Sara la Nera. O Santa Sara, anche se tecnicamente non è riconosciuta come tale. O Sara la Kali, patrona dei gitani.

La storia di Sara e dei gitani è interessante: Sara sarebbe una donna originaria dell’Alto Egitto, che è diventata in qualche modo patrona del popolo rom. I Vangeli non parlano di lei, ma un testo apocrifo (il testamento in Galilea di NSJC, del II sec) racconta di questa donna di origine egiziana e di come si fosse convertita e unita alla combriccola una volta scoperto il sepolcro di Gesù vuoto. L’origine egiziana non è da sottovalutare: etimologicamente “gitano” è una deformazione di “egiziano”, come venivano chiamati i rom alla loro comparsa in Francia nel XV secolo. Tra l’altro i gitani sono probabilmente di origine indiana, in effetti: non a caso uno dei nomi della patrona è Sara la Kali, come la famosa divinità.

Attualmente le due Sante Marie sono raffigurate a bordo di una barchetta nella navata principale, mentre la statua nera dedicata a Sara (è nera ed è venerata in una chiesa, ma non è la Vergine Nera) si trova nella cripta sottostante. Ci sono tre festività dedicate a queste donne: la più affascinante cade il 24 e 25 maggio, con il pellegrinaggio dei Gitani. Il 24 maggio viene ricordata Sara, la cui statua viene portata in mare. Il giorno dopo è il turno di bagno delle due Marie. La seconda cade l’ultimo weekend di ottobre (Provenzali e Linguadociani), ma a questo giro sono solo le due Marie ad essere portate in processione fino al mare. Il terzo pellegrinaggio è per il primo weekend di dicembre, per la riscoperta delle reliquie da parte del re Renato d’Angiò, ma non sono sicura che ci sia la stessa festa delle altre occasioni.

Cosa vedere a Saintes-Maries-de-la-mer?
Paragrafo breve e noioso da scrivere, ma capisco sia una domanda che ci si pone. Saintes-Maries è un piccolo paesino dove finisce la strada: non c’è tantissimo da vedere, eppure penso sia uno dei miei posti preferiti. Forse proprio perché è un posto tranquillo, dove non c’è molto da vedere: può sembrare una descrizione poco accattivante, invece per qualche motivo induce solo tanta serenità. Le case sono dipinte di bianco, le viuzze centrali sono popolate di negozietti e ristoranti, l’atmosfera è spagnoleggiante. Da una parte c’è un lungo molo turistico, dall’altro una serie di spiagge che si continuano nell’incredibile Plage Est.
Il lunedì e il venerdì mattino c’è il mercato, a Place des Gitans: il resto del tempo viene usata come campo da bocce, o da calcio a seconda del fruitore. C’è la chiesa, naturalmente: Eglise Notre Dame de la Mer, con le statue delle Marie e di Sara e un incessante un via vai di gente che viene a fare loro visita. Volendo c’è anche un piccolo museo, dedicato a scoperte archeologiche sottomarine: sembrava ben curato, ma non l’ho visitato. Come ho detto, quel che rende interessante questo posto è soprattutto immergersi con tranquillità nella sua atmosfera calda e accogliente.
Una giornata in bicicletta nel Parco della Camargue
E poi a Saintes-Maries-de-la-mer c’è il tizio che affitta le biciclette, anche elettriche (io ero andata da questo e mi sono trovata bene, ma non è l’unico in paese). Se dovessi consigliare “cosa fare in un giorno in Camargue”, sarebbe proprio questo: prendere una bici (elettrica, perché anche se è letteralmente tutto in piano sono meno sportiva di quel che può sembrare) e fare un giro. Uno dei cinque giri che vengono proposti, magari.

La mattinata passa in fretta: si imbocca il sentiero costiero fino al faro, ci sono ovunque stagni con i fenicotteri da un lato e una spiaggia praticamente infinita (Plage Est) dall’altro. Arrivati al faro si può proseguire per un pezzetto fino a Beauduc (dove grossomodo finisce la spiaggia), imbarcarsi per il giro ad anello che torna a Saintes-Maries passando per l’Etang de Vaccares (laguna famosa per i fenicotteri) oppure tornare indietro e fermarsi per un bagno (vestiti o meno) nella Plage Est, tanto grande da risultare deserta. Noi abbiamo optato per quest’ultima opzione: l’idea era di usare il pomeriggio per raggiungere l’Etang de Vaccares partendo da Saintes-Maries.
La scelta è stata dettata dal fatto che optare per il giro ad anello è meno entusiasmante di quel sembra: dopo il faro si finisce a pedalare su strada asfaltata, con le macchine che ti passano accanto; al contrario partendo dal paese dopo poco si imbocca una strada sterrata che raggiunge lo stagno. Al quale ad ogni modo non sono mai arrivata, perché ci siamo persi.

I fenicotteri del Parco ornitologico di Pont de Gau
Tuttavia non è andata poi così male: perdendoci siamo arrivati al famoso parco ornitologico Pont de Gau, un luogo davvero incredibile. L’ingresso costa 8€ ed è consentito dalle 9 alle 18 (10-17 da ottobre a marzo) ma una volta dentro, niente vieta di restare più a lungo. Quanto a lungo? Si potrebbe dire un paio d’ore, ma è davvero un numero indicativo: raddoppiano con estrema facilità, curiosando e facendo fotografie.

Il parco è organizzato in due percorsi principali: dal punto di ingresso si può optare per un anello di 2,6km (andando a destra) oppure per un secondo giro lungo poco più di 4km (a sinistra).Si vedono ambienti diversi, quindi fare uno o l’altro non è equivalente: dovendo scegliere, io punterei al primo, quello più corto. Per una volta non è la pigrizia a dettare la scelta: la concentrazione di uccelli che ho visto qui è davvero eccezionale. Ma è anche vero che il secondo giro non ho fatto in tempo a completarlo: solo una volta arrivati all’uscita è stato chiaro che volendo saremmo potuti rimanere di più.
Aigues Mortes, borgo medievale nella Petite Camargue
Aigues Mortes è stata oggetto della seconda visita in Camargue. È un borgo medievale che merita davvero la pena di essere visto, anche se la visita si esaurisce di solito in mezza giornata. È molto diverso da Saintes-Maries-de-la-mer: se lì ci si riposa e si ritrova se stessi, qui si viene espressamente per visitare il posto.
Il centro storico è racchiuso all’interno di una cinta muraria, il cui perimetro è interamente visitabile. Si tratta di una valida occasione per approfittare del panorama dall’alto: le saline fanno capolino proprio oltre il muro di cinta. La Torre di Costanza è un punto di interesse molto segnalato da visitare durante la visita: in questo spoglio bastione dal 1686 vennero imprigionati prima gli ugonotti (francesi di religione protestante) in generale e poi le donne in particolare. Tra queste, la figura di Marie Durand è rimasta particolarmente famosa: viene ricordata per le sue lettere, che denunciano le dure condizioni di detenzione, e per la sua incrollabile fede, che l’ha accompagnata per tutti i suoi 38 anni di prigionia. Rimane un simbolo per la lotta per la libertà, anche se onestamente non avevo mai sentito parlare della sua storia prima di venire qui.

All’interno del borgo, ci si può perdere tra le viuzze e visitare diverse chiese e chiesette che sono disseminate in numero sorprendentemente alto per un borgo abbastanza piccolo. Del resto questa cittadina è stata fondata nel 1240 da Luigi IX, che poi è stato fatto santo. La ragione della santità sta nell’essersi imbarcato (proprio da qui, tra l’altro) per due crociate: nella prima ha preso una sonora batosta, nella seconda è morto di dissenteria. A me stanno più simpatici tipi un po’ suonati come San Francesco che parlava agli animali, ma anche all’acqua, al Sole e alla Morte. Un santo hippie, insomma. Detto questo, affacciarsi rapidamente all’interno della cattedrale può essere una pausa dal caldo estivo. E poi, le vetrate colorate hanno un loro perché: sembrano opere di qualche artista moderno, non c’entrano nulla con le opere articolate ma un po’ pompose che si vedono di solito.

Le saline della Camargue: Giraud, Aigues Mortes, Badon (?)
A proposito di vetrate e colori, tanto vale approfittare del giro in Camargue per vedere i colori delle saline. Le Salins du Midi ad Aigues Mortes e le Salins di Giraud a un’ora di macchina da Marsiglia sono certamente visitabili; non sono altrettanto sicura che lo stesso valga anche per le saline di Badon, che può capitare di vedere dall’alto atterrando o decollando da Marsiglia. Lo dico perché mi è capitato proprio l’ultima volta che ho preso un volo dalla città.

Per le visite alle saline lascio indirizzi utili, tra l’altro non sono ancora riuscita a visitarle di persona. Per me stessa invece lascio un appunto: il curioso parallelismo tra fiori inanimati. Il tipo di sale più pregiato che si raccoglie in salina è il Fleur de Sel: servono importanti differenze di temperatura per far sì che il sale si cristallizzi in questo modo. L’altro fiore che subito mi torna alla mente è il Fiore di Neve, lo SnowFlower: lo vidi una freddissima mattina sul lago di Akan in Giappone, anche se naturalmente non è prerogativa unica di questo luogo. Non è troppo comune tuttavia osservare questa fragile formazione: affinché si formi occorre il giusto mix di temperature gelide, umidità e totale assenza di vento. Cosa accomuna le due cose? Forse nulla più di essere un’associazione mentale.
#5minedèpronto: cosa si mangia in Camargue?
Io personalmente ho veramente amato questi tre:
- il prosciutto di toro, che forse fa inorridire gli ambientalisti (non ne ho idea), ma Dio me ne scampi e liberi se è veramente delizioso. A proposito di toro, nei ristoranti propongono la gardiane de taureau: uno stufato di toro cotto nel vino rosso;
- il riso della Camargue, che è un mix di tre risi diversi ed è molto più saporito del classico riso. Per fortuna non mi serve tornare in Camargue per comprarlo, lo trovo facilmente anche nei supermercati di Marsiglia;
- la fougasse d’Aigues-Mortes: a metà tra focaccia e brioche, è un dolce ai fiori d’arancio molto gustosa.

Le bici giacciono abbandonate poco lontano, in spiaggia. I vestiti anche. Il sole brilla chiaro su queste acque limpide, così invitanti. La costa sembra non avere inizio né fine. Questo momento stesso sembra prolungarsi, incurante del tempo che scorre. Siamo adulti e bambini allo stesso tempo. Rido felice, perché non c’è niente di più bello di una giornata di sole al mare— e questo, in fondo, lo sappiamo da sempre.

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