E così eccoci di nuovo qui, dopo appena un paio di settimane. Lì per lì sembrava un’idea perfetta: tornare sui Pirenei, ma come è possibile che un posto del genere venga ignorato in modo così consistente dalle persone. “Perché da noi abbiamo le Alpi e gli Appennini”, mi dico laconica. Ma questa zona è un mondo a parte. Ci sono grifoni e gipeti, c’è il Congost del Mont-rebei che ha rubato il famoso turchese delle acque del Verdone solo per tingerne di rosso acceso le pareti, e poi c’è il Cirque de Gavarnie. Voglio tornare qui solo per vedere di persona la foto che si trova sul libro, un grande anfiteatro di roccia con una imponente cascata al centro. Ricorda Yosemite, più in piccolo.
Sembrava un’idea perfetta, prima di scoprire che questa catena montuosa ha un suo pubblico fedele e cospicuo. Praticamente ogni singolo francese con cui ho parlato aveva in mente di venire da queste parti. Ma stringo la guida tra le mani e non mi scoraggio: sono sicura che qui ci sia davvero abbastanza posto per tutti.

Oddio è difficile consigliarti una cosa precisa…è talmente pieno di posti da vedere! Soprattutto laghi, ci sono una miriade di laghi pazzeschi. E a Gavarnie, ci andate?
Cit. Claire, quando le ho detto del viaggio
Quali sono i trekking più belli sui Pirenei?
È una domanda alla quale non mi sento veramente qualificata per fornire una risposta soddisfacente: i Pirenei offrono una quantità impressionante di escursioni naturalistiche, basta una rapida occhiata per rendersi conto che le possibilità si moltiplicano a dismisura. Eppure da qualche parte bisogna pur cominciare: quelli che descrivo sono dei trekking indimenticabili, penso che non abbiano nulla da temere in una fantomatica lista “dove-devi-andare-assolutamente”. Non ho la pretesa di riportare le scelte migliori in assoluto: ma di certo parlo di cinque giornate che non lasciano rimpianti dietro di sé, solo tanta meraviglia.
Indice
Congost de Mont-rebei
Scalinate sospese sui Pirenei spagnoli
18KM | 5-6H | POCO IMPEGNATIVO (COMPLESSIVAMENTE; FACILE FINO ALLE PASSERELLE) | 800M DISLIVELLO
Congost vuol dire “gola”: la fenditura scavata dal canyon precipita dritta per 500m, marcando in modo naturale la frontiera geografica tra Catalogna ed Aragona, nel nord della Spagna. L’intenso colore dell’acqua smeraldina contrasta in modo deciso con l’arancione rossastro delle pareti rocciose: come se un bambino si fosse divertito a colorare con colori troppo sgargianti il panorama. Solo questo di per sé giustificherebbe una visita, ma le attrattive sono a malapena cominciate.
Innanzitutto, si può optare per due modi diversi di visitare la zona: a piedi, lungo un sentiero scavato nella roccia; oppure noleggiando un kayak, pagaiando nelle placide acque del congost. Il colore dell’acqua è veramente singolare: è identico a quello delle Gorges du Verdon, con la differenza che se quelle sono famosissime, di questo posto invece non avevo mai sentito parlare prima.

Che sia a piedi o a bordo di un kayak, in entrambe i casi la destinazione finale è un ponte sospeso sull’acqua: da qui inizia finalmente un sentiero che conduce alla prima passerella di Montfalcó. Si tratta di un’incredibile scalinata letteralmente aggrappata alla parete verticale, che si snoda e avvita su se stessa fino a portare il visitatore 50 metri più in basso. Da qui il sentiero continua, tra pini che bordeggiano l’acqua, fino a raggiungere la seconda passerella. A questo punto non resta che affrontare una camminata nel bosco fino a raggiungere un rifugio, rifocillarsi e tornare indietro lungo la stessa via.

Dati tecnici. Si lascia la macchina al parcheggio La Masieta (prenotabile online su questo sito) e si inizia il cammino fino all’ostello di Montfalco: andata e ritorno sono 18km in totale, con un dislivello di 800m, un tempo totale di cammino di 5-6h. Il percorso è fattibile anche all’inverso. È molto trafficato, affatto impegnativo: si incontrano moltissime famiglie con bambini al seguito che trotterellano allegre lungo il sentiero.

Un consiglio…
Il kayak all’andata o al ritorno? Meglio prenderlo subito all’andata: io volevo noleggiarlo tornando indietro, ma si è fatto troppo tardi e non ho più trovato nessuno al molo…

Gorges de Carança
Passerelle sull’acqua
11KM | 3-4H | FACILE | 450M DISLIVELLO
Il canyon di Carança offre l’opportunità di un altro trekking unico nel suo genere. Ci troviamo sui Pirenei orientali francesi, nella Vallée de la Têt: lasciata la macchina al parcheggio (a pagamento) di Thuès-Entre-Valls, si comincia subito a camminare. La strada si inerpica fino ad un sentiero scavato nella montagna, ma è solo l’inizio. Quest’affascinante escursione conduce fino a lungo ed intricato sistema di passerelle sospese sull’acqua, dove si passa il tempo ad arrampicarsi su scale pericolanti e camminare su stretti passaggi a mezz’aria. Si segue il torrente Carança fino all’indicazione di un crocevia (i percorsi sono sempre ben segnalati): si può proseguire nel bosco fino al piccolo “ponte di pietra”, e da lì volendo anche proseguire fino al rifugio du Ras de la Carança. L’alternativa è tornare indietro sull’altro versante, verso Roc de la Madriu.

Dati tecnici. Il giro dal parcheggio fino al ponte di pietra e ritorno dura circa 3-4h, si cammina per 11km con un modesto dislivello di 450m. È un’escursione curiosa e divertente e ne esistono diverse varianti: arrivare al rifugio de la Carança comporta 8h di cammino, l’intero giro delle gole invece si allunga su due giorni.
Un consiglio…
A Thuès-les-Bains è anche possibile fare canyoning nell’acqua calda! Viene sponsorizzata soprattutto come attività invernale, quando si sguazza tra ruscelli caldi con la neve tutt’intorno.

Brèche de Roland
Un passaggio tra Francia e Spagna sul Monte Perdido
16KM | 7-8H | IMPEGNATIVO | 750M DISLIVELLO
La Brèche de Roland ha il sapore di un trekking epico: questa spaccatura nel Monte Perdido consente un valico naturale tra Spagna e Francia, tra la Valle de Ordesa e il Cirque de Gavarnie. Siamo venuti qui il 15 di agosto: non è un trekking sconosciuto, casomai avessimo avuto dubbi sul cammino da seguire (sempre bene evidente) c’era un bel via vai di gente a togliere ogni dubbio: tuttavia tra le escursioni di cui parlo, questa è forse la mia preferita.

Il trekking comincia dal parcheggio (gratuito) a Pic des Tentes e per un bel pezzo prosegue molto dolcemente tra le montagne: poi si raggiunge una cascata, e qui cambiano le cose. La cascata viene superata arrampicandosi sulle rocce, poi si comincia a salire fino a una sorta di finto valico da cui la vista può spaziare da un ghiacciaio fino a un rifugio. Oltre il rifugio (in cui si può ricaricare la borraccia), il pianoro finisce nel nulla, con una linea netta a mezzaluna che segna lo stacco tra la terra e lo strapiombo: siamo proprio sopra al Cirque de Gavarnie.
Da qui si sale ancora: bisogna affrontare una salita su ghiaia scivolosa, ma la meta ormai è in vista. Somiglia alla “porta del Paradiso”, con il muro delle montagne che improvvisamente si lacera al centro lasciando un passaggio. Eccola lì, la Brèche de Roland. Le foto descrivono meglio delle parole il panorama lassù, dove ci si trova a cavallo tra il Cirque de Gavarnie in Francia e la Valle de Ordesa in Spagna. Il sentiero prosegue oltre, si può superare il colosso chiamato El Dedo (dove mi sono fermata io) e proseguire raggiungendo il Taillon a 3100m.

Dati tecnici. L’intero percorso mi è costato 7:30h di cammino, con i bastoncini da trekking che mi hanno accompagnata per i 16km di cammino: il dislivello è stato poco più di 700m, ma il sentiero impegnativo li ha fatti sembrare di più (o forse era solo la stanchezza accumulata dalle camminate precedenti).
Un consiglio…
Proprio all’altezza del rifugio è possibile accamparsi sotto le stelle…per indicare che il punto occupato è proprio quello per la tenda non ancora montata, si lasciano i bastoncini da trekking incrociati a X.

Lac Bleu e Lac Vert
Tra laghi e cascate
16KM | 7-8H | MEDIAMENTE IMPEGNATIVO | 1000M DISLIVELLO
Di laghi nei Pirenei ce ne sono davvero tantissimi: questa bella escursione è solo una delle molte possibili. Ci troviamo nella zona del Pic du Midi de Bigorre (dove si trova un osservatorio astronomico, che purtroppo in questo viaggio non ho visitato).
Lasciata la macchina alla zona parcheggio, si comincia a risalire la montagna lungo un sentiero ben segnalato. L’acqua accompagna per tutta l’escursione: quello che ai piedi del monte è un ruscello, risalendo piano piano dimostra di essere un’incredibile cascata. Le persone ricaricano le borracce strada facendo, senza problemi. Arrivati in cima, ecco finalmente il Lac Bleu: uno specchio d’acqua blu zaffiro esattamente come suggerisce il nome. A questo punto ci sono diverse opzioni: c’è chi torna già indietro; chi prosegue verso il Lac d’Ourrec, facendo un percorso ad anello; oppure si può circumnavigare il Lac Bleu, toccando anche le sponde del più piccolo Lac Vert (come abbiamo fatto noi). A ognuno il suo.

Dati tecnici. Il percorso che ho seguito è lungo complessivamente 16km, con un dislivello di 1000m; per completare il giro ho impiegato circa 7:30h di cammino (più le soste).
Incontri insoliti…
Proprio sulle sponde de Lac Vert abbiamo visto la piccola rana dei Pirenei: endemica di queste zone, questa piccola rana bruna è considerata in via d’estinzione.

Cirque de Gavarnie
Un circo glaciale Patrimonio UNESCO
9KM | 2-3H | FACILE | 250M DISLIVELLO
Sono tornata nei Pirenei solo perché non avevo visto il Cirque de Gavarnie: la foto dei libri la dovevo vedere con i miei occhi. Se non fosse stato per questo posto, non avrei visto tutti gli altri: dalla Brèche de Roland alle Bardenas Reales, dagli avvoltoi grifoni del Canyon de Lumbier alla rana pirenaica al Lac Vert. È nato tutto per questo: ed è incredibile, perché prima di avvicinarmi ai Pirenei non avevo idea dell’esistenza di questo luogo.
Ne è valsa la pena? Il circo glaciale di Gavarnie è un enorme anfiteatro di roccia scavato da un ghiacciaio, punteggiato da picchi aguzzi e cascate. La più imponente è la Grande Cascade, che con i suoi 422m è la più alta di Francia. Il sito fa parte del Patrimonio UNESCO “Pyrénées – Mont Perdu”: il riconoscimento comprende sia i tre grandi circhi glaciali francesi (Gavarnie, Estaubé, Troumouse) sia le vallate spagnole di Ordesa, Añisclo ed Escuaín, con al centro il massiccio del Monte Perdido (3.355 m). Alla domanda se ne è valsa la pena: sì, ne è valsa la pena.

Dati tecnici. Questo incredibile sito non ha reso inaccessibile la sua bellezza: basta una passeggiata dal paese di Gavarnie, si cammina per 9km totali con un dislivello di neanche 250m, bastano circa 3h per essere di nuovo in paese. Volendo si può proseguire fin sotto la Grande Cascade, oppure (ne sono quasi certa) inerpicarsi fino al rifugio della Brèche de Roland.
Un consiglio…
A che ora essere al Cirque de Gavarnie? È inutile fare le corse per essere lì all’alba: alle dieci il Sole non è ancora sorto da dietro il fronte roccioso. Nelle ore centrali della giornata immagino che si possa godere della vista dell’imponente cascata illuminata dalla luce (io sono rimasta fino alle undici, ed era ancora in ombra).
Mi ero ripromessa di chiudere con delle brevi considerazioni finali, invece voglio finire parlando di letteratura: del resto, in un certo senso, non potrei fare altrimenti. Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, le audaci imprese io canto…e potrei andare avanti. Da quando la professoressa Fancelli ci fece studiare l’Orlando furioso, quelle strofe non sono più uscite dalla mia testa. Ho visto con i miei occhi la Brèche de Roland: la sua storia è più antica del poema di Ariosto, potrei dire che in effetti si rifà “all’originale”. Alla Chanson de Roland, poema cavalleresco scritto nell’XI secolo e considerato tra le opere più significative della letteratura francese medievale.
Secondo la leggenda Orlando, paladino di Carlo Magno, prima di morire nella battaglia di Roncisvalle tentò di distruggere la sua spada, Durlindana. L’impatto con la roccia generò proprio la Brèche de Roland, ma la spada non si ruppe e lui la nascose sotto al suo corpo.
Se si fosse scagliata in Cina probabilmente ci avrebbero costruito delle scale e l’avrebbero chiamata Porta del Paradiso. Invece è finita sui Pirenei, e bisogna scarpinare per arrivarci.

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