Si sente il brusio indistinto dei turisti che camminano sull’altro lato del fiumiciattolo, che curiosano qua e là, infilandosi in stretti vicoletti ritorti. Il sole splende alto, c’è aria di estate. La veranda è ombreggiata, gode di una vista preferenziale su questo paesino che sembra dipinto: non manca niente, c’è persino il ruscello che scorre tranquillo tra le case. Allungo la mano verso la bevanda fresca e penso che sì, mi sono appena trasferita: ma mi sento in vacanza.


Cosa aspettarsi. Un paesino arroccato e un trekking a tratti impegnativo, ma spettacolare.
Chi
Coppia
Quanto
Weekend
Quando
Maggio
Come
Auto
Siete stati alla chiesa di Notre-Dame de Beauvoir? Da qui c’è una strada che porta su al paese in pochi minuti a piedi, ma per arrivare su al belvedere è una piccola scarpinata
Cit. l’albergatore di Moustiers-Sainte-Marie
La zona
Il primissimo weekend passato in Provenza è durato un po’ più di un weekend: ma ho deciso di descriverlo adattandolo al contesto anziché rimanere fedelissima a come si è svolto, perché dettagli come il trasferimento in casa nuova (e tutte le seccature che ne sono derivate) penso interessino soltanto me. Quindi ecco la prima destinazione del primo weekend: il Parc Naturel Régional du Verdon.
Le Gorges du Verdon (gole del Verdone in italiano: un nome che mi ha sempre fatto sorridere) sono le protagoniste di questo parco naturale a un paio d’ore di guida da Marsiglia. Il fiume taglia il panorama spaccando in una lunga fenditura le colline dell’entroterra provenzale, in certi punti inabissandosi per più di 700m rispetto alle cime dei colli.
Dove ci troviamo, grossomodo? Le gole si estendono per circa 21km: a un’estremità (a valle) si trova il paese di Moustiers-Sainte-Marie e il lago di Sainte-Croix, dove si apre il fiume Verdon e terminano le gole. Il lago ha origine artificiale (è stato creato negli anni ’70 con la costruzione di una diga): in effetti con i suoi 22 km² è tra i laghi artificiali più grandi di Francia. Sulle sue acque turchesi si può andare in kayak, pedalò, sup…chi più ne ha, più ne metta.
Versante meridionale delle gole. Sul lago si affaccia anche il paese di Aiguines, da cui parte la strada D71 (corniche sublime) che costeggia il versante meridionale delle gole. Questa è la strada che abbiamo seguito.
Versante settentrionale. La strada D952 corre invece lungo il margine settentrionale, con viste pare ancora più spettacolari. A metà strada circa si trova il paese di La Palud-sur-Verdon, da cui parte un anello percorribile in auto (la Route des Crêtes) in senso orario. Dei tre percorsi in auto, questo pare essere il più panoramico in assoluto. Ritornati poi sulla D952, la si può seguire fino al paese di Rougon e infine al borgo di Castellane (accesso “a monte” alle gole).
Questi i riferimenti geografici di base. Lo scopo di questo articolo tuttavia non è illustrare nel dettaglio tutte le attività e opzioni che si possono scegliere nel parco, semplicemente perché non voglio parlare di ciò che non ho percorso in prima persona. Mi limiterò quindi a parlare di ciò che ho visitato, ovvero il borgo di Moustiers-Sainte-Marie e il trekking dell’Imbut all’interno delle gole.

Indice
GIORNO 1
Moustiers-Sainte-Marie
Questo paesino arroccato ai margini delle gole è molto frequentato, e con ragione. Passeggiare per i viottoli puntellati di scorci e negozietti già basterebbe a giustificare una sosta. A rendere il tutto ancora più grazioso c’è il fiumiciattolo che attraversa il paesino, portandosi a valle con una serie di piccoli salti. Come ho descritto nel paragrafo introduttivo, diversi locali permettono di approfittare della bella vista per una piacevole pausa.

Tuttavia vale la pena di esplorare il resto del piccolo borgo. La strada conduce fino alla piccola cascata du Riou: niente di impressionante, ma è il punto finale di un percorso di canyoning che immagino essere divertente. Tornando indietro, si ascende alla Grotte Sainte-Madeleine: la grotta in sé non è l’attrazione principale (si tratta di una rientranza della falesia, con un paio di statuine di plastica e per di più è chiusa da una grata di ferro), ma il sentiero che la ricongiunge alla Cappella di Notre-Dame-de-Beauvoir è molto scenografico e offre una vista sul lago di Sainte-Croix.


A questo punto non resta che visitare la chiesa: fondata nel V secolo, anche se l’edificio attuale risale al XII secolo, la chiesa è piuttosto spoglia. La stradina si inerpica ancora un poco più in alto, fino a raggiungere una grotta (questa volta per davvero!) molto frequentata dalle capre (almeno a giudicare dalla quantità di escrementi che abbiamo trovato). Guardando in alto, si vede una stella tesa tra due pareti verticali: si dice che l’originale l’abbia appesa un crociato di ritorno dalla Terra Santa.

Per completezza aggiungo che è possibile visitare il Musee de la Faience: la produzione di questo tipo di ceramica ha reso Moustiers particolarmente famosa nei secoli passati (Richelieu e madame Pompadour erano affezionati clienti), ma personalmente non l’ho visitata. Gli unici cocci che attirano la mia attenzione sono quelli preistorici, Dio mi perdoni.
GIORNO 2
Trekking dell’Imbut
Scegliere di percorrere il Sentier dell’Imbut, tra i tanti percorsi del Parco, è stato semplice ed immediato. È bastata una foto



Per cominciare, la partenza. Seguendo obbedienti le indicazioni di Google Maps, abbiamo imboccato la D71 che costeggia il margine meridionale delle gole. Abbiamo lasciato l’auto al parcheggio (gratuito e riservato agli escursionisti!), che si trova nei pressi dell’Auberge des Cavaliers. Da qui si scende fino al letto del fiume, calandosi per 300m lungo il ripido sentiero descente des Cavaliers.
Esiste una variante? Sì, non so dire se sia meno o più impegnativa: si guida lungo la strada D952 sul margine settentrionale delle gole, lasciando l’auto all’altezza di Chalet de la Maline. Da qui si può decidere se percorrere il famoso sentiero di Blanc-Martel, oppure il sentier dell’Imbut: in questo caso un sentiero conduce alla passerella dell’Estellié, che attraversando il fiume grazi a uno scenografico (e un po’ traballante) ponte permette di ricollegarsi al sentiero dell’Imbut.
A questo punto non resta che seguire il cammino, spettacolare e bellissimo – anche se a tratti un po’ macabro. Tutto il sentiero è puntellato di lapidi e targhe che ricordano le tante persone affogate nel fiume, risucchiate dalle correnti e qui annegate. Ad ogni modo il sentiero prosegue per 8km, dapprima costeggiando il fiume e poi proseguendo nei punti (tanti!) più scenografici in passerelle scavate nella roccia. Si raggiunge e si supera (o si pranza, nel nostro caso) lo Stynx, un punto in cui il canyon di roccia si fa stretto e il fiume turchese si srotola tra stretti passaggi. Ma il cammino non è finito: e vale la pena continuare a percorrerlo.

A questo punto le opzioni sono due. Percorsi 8km (almeno così dice la mia traccia su OutdoorActive: ma probabilmente erano solo 5 o 6km, laggiù tra le falesie ha funzionato facendo un po’ le bizze), si è ormai in prossimità dell’imbocco del sentiero Vidal. Quello che avrei fatto io (oggi, dopo essermi informata più a fondo) sarebbe stato di tirare avanti, superare per un tratto l’imbocco del sentiero Vidal e continuare a costeggiare il fiume fino ad arrivare ai blocs de l’Imbut: poi tornare sui miei passi e risalire lungo il ripido sentiero Vidal. Quello che invece ho fatto è stato di tornare indietro lungo la strada percorsa, e riemergere esattamente da dove eravamo scesi.
L’escursione quindi è stata lunga complessivamente 10km, durata 4h, con un dislivello di 400m (seguendo il sentiero Vidal si allunga un po’ tutto). Bisogna portarsi acqua e viveri a sufficienza. E possibilmente evitare di fermarsi all’Auberge des Cavaliers per mangiare qualcosa dopo: i prezzi sono furfanteschi, come ci si può immaginare e come ho potuto mio malgrado constatare di persona. Bella vista, però.
Infine, un consiglio: ho trovato indicazioni confuse sul fatto che (generalmente) il martedì e il venerdì viene rilasciata acqua da dighe a monte, per cui l’acqua risulta più torbida. Nel dubbio, eviterei quei giorni oppure contatterei un ufficio del turismo locale per chiedere conferma.



Questa la prima escursione del weekend in Francia: arrivare fin qui senza auto sarebbe stato a dir poco complicato, ma visitare per la pria (e spero non ultima) volta il Parco delle Gorges du Verdon è stata il modo migliore per inaugurare questa esperienza all’estero.
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